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Alle Giubbe Rosse con Jean Le Boulch

dicembre 22, 2017
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new-giubbe_rosse_121Chiunque venga a Firenze mosso dai motivi storici ed artistici che l’hanno resa una delle più importanti città del mondo, non può non fermarsi nel Caffè Letterario della Firenze del Novecento che ha ispirato tanti artisti, le GIUBBE ROSSE, il più famoso dei locali storico-letterari del nostro Paese.
Qui hanno avuto sede e forgia le tendenze pittoriche come il Futurismo e l’Ermetismo, più tardi le Neoavanguardie e la più recente poesia.
In questa cornice di cultura hanno messo in piazza le loro idee i più noti intellettuali, scrittori e artisti come Carlo Emilio Gadda, Umberto Saba, Carlo Bo, Vasco Pratolini, Elio Vittorini, Filippo Marinetti, Aldo Palazzeschi, Ardengo Soffici, Dino Campana, premi Nobel come Eugenio Montale e Salvatore Quasimodo, lì si trovavano, chiacchieravano, esprimevano le loro idee spesso anche animatamente rendendo uno scenario assai interessante.
Alle Giubbe Rosse hanno avuto il battesimo, nei primi anni del Novecento importanti riviste come “Lacerba” e “L’Italia Futurista” e “Solaria”, dopo la prima guerra mondiale che ha fatto conoscere grandi scrittori stranieri come James Joyce, Virginia Woolf e Franz Kafka.
Partecipe della vita intellettuale fiorentina più volte mi sono trovato a trascorrere momenti di confronto “umanistico” con tanti colleghi e specialisti con cui abbiamo fin dagli anni ’60 animato le strade e le piazze di Firenze e vissuti i loro famosi bar luoghi di ritrovo.
Così anche con Jean Le Boulch ci siamo incontrati più volte in questo tempio della cultura a scambiarsi idee, pareri, e confronti con grandi momenti di riflessione, mai litigiosamente come avvenne con il famoso schiaffo preso dal Soffici tra i protagonisti del Futurismo nel 1910 per aver stroncato la prima mostra dei futuristi a Milano sulle pagine de “La Voce”.
Ricordo con grande piacere l’incontro in cui sorseggiando un buon caffè, Jean Le Boulch mi espose l’impegno nella ricerca che stava conducendo sulla posturologia funzionale, basata su una metodologia di educazione del movimento che permette a tutte le persone di eliminare il mal di schiena e le sue tensioni muscolari anche le più dolorose, senza l’utilizzo di altro se non del proprio corpo.
Mi parlò di questi suoi interessanti studi che lo appassionavano tanto, sostenendo che il mal di schiena e le tensioni muscolari anche le più dolorose sono dovute a dei problemi posturali o di origine posturale; se la persona non giunge a soluzione con pratiche terapeutiche, è perché, sosteneva Le Boulch, il problema non è probabilmente né medico, né terapeutico, è semplicemente di origine posturale come per oltre il 90% delle persone. Riteneva che per uscire da questa incertezza fosse necessario procedere con un inventario e una valutazione dei problemi posturali da cui formulare una linea metodologica per padroneggiare l’intervento, spinto a “stimolare, eliminare, migliorare”.
Anche questo affascinante argomento, come i tanti altri trattati nelle diverse occasioni di incontro in questo luogo dalla magica atmosfera, ci indusse ad una imprecisa percezione del tempo trascorso, si uscì da lì perché obbligati da chi aveva le chiavi di quel tempio.


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