ANTONIO GONNELLI-CIONI PRECURSORE DELLA PEDAGOGIA SPECIALE

GUIDO PESCI

Interessarsi al Gonnelli-Cioni, tornare a scrivere di lui, si impone come dovere scientifico e morale; il dovere di rompere, senza ipocrisie, l’impalcatura di silenzio che è stata eretta attorno a lui che, pedagogista, fu il pioniere della pedagogia speciale in Italia.
Nessuno prima del Gonnelli-Cioni, ha dato inizio in Italia alla realizzazione nei fatti e con l’azione, all’opera di recupero dei soggetti frenastenici (una parola greca con la quale si cercava di ovviare al termine idioti). A lui spetta il riconoscimento inequivocabile di avere eretto nel 1889 il primo istituto per handicappati in Italia.
Non solo, a lui dobbiamo il nostro riconoscimento di avere per primo in Italia strutturata una tecnica e una metodologia necessarie a fronteggiare i deficit ed evitare l’handicap conseguente.
Un metodo che scaturiva da una sua formazione all’estero e da sue personali esperienze e i cui particolari psicologici e pedagogici possiamo leggerli nella rivista L’Ortofrenia di cui era fondatore e direttore. Anche il termine ortofrenia è devoto a lui, così come fu lui, per primo, ad avere la direzione del Corso di Ortofrenia a Milano, indirizzato “a quei maestri che intendevano intraprendere la carriera di educatori dei frenastenici”.
L’opera pionieristica del pedagogista Antonio Gonnelli-Cioni concorre a fargli avere ben 22 onorificenze da varie parti d’Italia e dall’estero e una medaglia d’oro dal Ministero della P.I.
L’impegno del Gonnelli-Cioni lo possiamo ripercorrere inseguendo le sue tante conferenze sull’educazione dei frenastenici tenute a Bergamo, Milano, Sondrio, le sue innumerevoli relazioni in occasione di congressi, ad esempio, di Napoli, Firenze, Berlino, ecc., come pure possiamo inseguire l’evoluzione dei suoi moduli educativi dai suoi lavori:

– 1887 Manuale per le scuole
– 1888 Per la fondazione di un istituto d’idioti in Italia
– 1890 Primo istituto italiano per frenastenici
– 1891 Dell’educazione dei fanciulli frenastenici
– 1896 Educhiamo i fanciulli deboli di mente
– 1898 Trattato di ortofrenia
– 1906 I bambini tardivi in famiglia
e gli oltre 150 articoli apparsi in giornali e riviste italiane e straniere.

In esaltazione dell’opera del Gonnelli-Cioni plaudono via via in molti; il giornale La Liguria Orientale, nel 1888 ebbe a scrivere- “Ben sappiamo che le nostre povere parole riusciranno d’un ben piccolo aiuto all’impresa, però auguriamo che chi può, più efficacemente adoperi che l’idea si faccia strada se ne intenda bene il significato. Si misurino bene i vantaggi fisici e morali che ne possono derivare alla società, e per l’onore del nostro paese”. E, in un articolo che seguì poco dopo:”.. il mistico granellino di senapa, col tempo si svolge e grandeggia; gli aiuti delle opere belle a lungo non possono fallire”. Il giornale Il Comune di Genova si propose con altrettante significato per l’opera del Gonnelli-Cioni ” Vi sono uomini, si legge, che sembrano predestinati a praticare ed a spendere il bene ovunque essi si trovino e qualsivoglia strade essi percorrono creature fortunate il cui nome è venuto dalla nostra specie ad orgoglio della nostra civiltà. Fra questi esseri privilegiati, dice l’articolista, amo mettere il prof. A. Gonnelli-Cioni fondatore e direttore del primo istituto italiano per idioti.. ..A questo generoso umanitario, che toglie alle famiglie che hanno la sventura di avere nel loro seno qualche sventurato cui natura fu avara nel concedere il dono dell’intelligenza per calmarli e sviluppare in essi le facoltà intellettuali sopite, non può mancare, anzi non deve l’appoggio dei grandi, il plauso dei buoni, specialmente che il metodo adottato diede risultati felicissimi”. L’opera del Gonnelli-Cioni riecheggia ormai su molti giornali e fra questi: Cronaca dell’istruzione, Gazzetta del Piemonte, Il Carfaro, La Scuola Nazionale ecc. Sulla Lega Lombarda l’articolista, nel 1889, scrisse “…lieti di possedere tale istituzione la prima ed unica in Italia, aiutandone e sostenendone l’esimio Direttore affinchè l’opera sua, a decoro del nostro paese, possa rifiorire come mirabilmente rifiorirono queste case di educazione di là dei monti e dei mari…” riferendosi evidentemente a quanto, a differenza dell’Italia era stato fatto all’estero.
L’ammirazione da uomini insigni per la fondazione dell’istituto per i risultati conseguiti e per le tecniche e metodologie utilizzate raggiunse il Gonnelli-Cioni. Il prof. Morselli dell’Istituto Psichiatrico dell’Università di Torino, rivolto al Gonnelli-Cioni così si espresse: “Le dico che mi piace assai vedere i miei auguri e voti oggi esauditi per merito suo. Io pertanto gliene faccio le mie felicitazioni e desidero che l’impresa Le rechi quei compensi cui la coraggiosa iniziativa le da diritto”.
Al Gonnelli-Cioni pervenne anche l’eloquente pensiero del prof. Bertoli: “Davvero io non potrei avere che espressioni di lode e di maggior ammirazione per Lui che ha saputo dare all’Italia una istruzione che non poteva mancare alla vera civiltà”. Giudizi e attenzioni indirizzati al Gonnelli-Cioni sono veramente in gran numero e come poteva essere altrimenti se così lui si proponeva: “Miracoli non ne ho fatti, ma nessuno può farne; ma chi potrà e vorrà onorarmi di una sua visita sarà in caso di giudicare. A me basta per ora. Il conforto di sapere contente le famiglie degli allievi, le quali meglio di ogni altro possono testimoniare il miglioramento che ho saputo ottenere dall’applicazione del metodo in vantaggio di questi miei cari alunni”.
Un metodo strutturato e attuato da un pedagogista, come era già avvenuto in molti istituti all’estero. Direttore di quell’unico istituto in Italia era un educatore, così come del resto avevano sollecitato illustri psichiatri quali il Lombroso, il Morselli, il Buonomo, il Fumaioli, il Verga, tutti favorevoli a che i frenastenici, per il superamento delle loro difficoltà fossero affidati all’educatore piuttosto che alle cure dell’alienista.
In proposito Silvio Tonnini, medico di Bologna, nel suo intervento al congresso di Novara, trattando il tema “Degenerazione e primitività”, ebbe a dire: “Se la cura della malattia è accessibile più o meno all’uomo e visibile all’individuo, la cura della degenerazione acquisita si deve esercitare più lentamente dall’igienista, dal psicologo, dall’educatore e dalla madre”. “E’ certo, prosegue il Tonnini, che coll’educazione si evita un dato fornite di degenerazione acquisita… studiando l’evoluzione del carattere giungeremo ad apprezzare le deficienze, le precocità, le aberrazioni di ogni sorta relative all’età e al sesso dell’individuo e così su di quelle potrà portarsi prevalentemente l’attenzione dell’educatore.
L’educazione se non abile a mutare le condizioni e le disposizioni organiche preesistenti, può senza dubbio regolare l’esercizio delle facoltà e per tal modo influire sullo sviluppo organico; essa può creare delle abitudini utili al benessere fisico e morale ed imprimere ad elementi nativamente inquinati, una direzione salutare da contrapporre alle condizioni congenite”. Lo stesso prof. Verga nel suo studio “Frenastenici ed imbecilli” dopo aver detto che il frenastenico non essendo alienato è piuttosto di competenza del filosofo e del naturalista che del medico e del clinico, dichiara apertamente che il soggetto in questione non ammette una cura fisica o morale in un manicomio, ma solo per educazione paziente e ben intesa in speciali stabilimenti. Pure il Gilforti era dell’ avviso che l’opera del pedagogista fosse insostituibile. Il medico diceva il Gilforti “può dettare le regole dietetiche ed igieniche, mentre l’ufficio del pedagogista è tale che giornalmente e ad ogni istante può esercitare la più salutare influenza su quei disgraziati, educandoli ed istruendoli può restituirli alla nobiltà della nostra specie”. Anche il Gonnelli-Cioni dichiarava apertamente di accettare e ricercare in certi casi la cooperazione del medico e dello specialista in psichiatria, ma rifiutava che si dicesse che il buon andamento di un istituto per frenastenici fosse reso possibile solo dallo psichiatra alla direzione. Di questa opinione era anche e in specie il prof. Z. Lucchini, lui che specialista psichiatra in un suo volumetto dal titolo ” Pei fanciulli deficienti” ( 1899), sentita la conferenza tenuta a Milano dalla dottoressa Montessori, ebbe a scrivere: “Lesse… e da quella lettura risultò che il medico ha che fare coll’educazione dei frenastenici, come Filato ha a che fare col credo. Ne poteva avvenire diversamente, poiché la signorina Montessori tolta lì per lì da un ospedale per mandarla in giro a parlare di educazione e per di più di educazione speciale, anzi specialissima per l’Italia, che mai avrebbe potuto dire di suo? Come spiegare e giustificare in qualche modo quella denominazione di metodo medico-pedagogico che lei cercava di proporre, se di pedagogia doveva essere profana e se il medico, ripeto, ha poco ho nulla a che vedere con la educazione di questi disgraziati? L’istituto, dice il Lucchini, riferendosi all’istituto del Gonnelli-Cioni, pur avendo, oltre ai consulenti straordinari, due medici a propria disposizione, questi non prestano altro servizio che quello ordinario riflettente le malattie comuni. E notasi che il distinto dottor L. Galanti (…)- specialista psichiatra – trova spesse volte inutili certe chiamate, le quali nei casi normali si riducono ad una o due la settimana”. Dunque si chiede il prof. Lucchini, ” un istituto che vive e prospera sotto la direzione e le cure di educatori e col solo sussidio medico in casi eccezionali, si vuole affidare al governo diretto di medici?” Ma allora ragionando a questo modo, dice il Lucchini, si dovrebbe chiamare per esempio metodo medico-architettonico, quello adottato dagli architetti per l’erezione dei fabbricati medesimi devono corrispondere alle debite prescrizioni igieniche? (…) ma allora il termine medico” si potrebbe appiccicare alla denominazione di tutte le arti e di tutte le professioni, in quanto ché non v’é attività umana che non si sviluppi secondo certe norme generali e speciali relative al benessere fisico dei singoli individui e della società. Tanto più è grottesco l’appellativo di medico dato al metodo speciale di educazione per frenastenici (…) ed in particolare a quelle sezioni speciali pei negligenti, per i pigri e per gli indisciplinati che si intendono fondare accanto alle scuole comuni. E si chiede con ironia:… “quand’é e quando sarà mai che il buon senso ammetterà che la cura dei monelli,degli svogliati, degli impertinenti, degli infingardi, ecc. debba essere di spettanza medica?”
Una frattura, come si vede, presente fra gli stessi psichiatri anche se non certo fra quelli più illuminati e autorevoli che già si erano espressi unanimamente a favore del pedagogista quale direttore di istituto per frenastenici. Una lotta sotterranea, ma non troppo, per il potere fra psichiatri e pedagogisti o meglio fra psichiatri e quell’unico pedagogista, quel Gonnelli-Cioni che già aveva dimostrato ampie ragioni per distogliere dall’ambiente medico, ospedaliere, alcuni “clienti” e “pazienti” della medicina.
Il conflitto fra la casta emergente dei neuropsichiatri e i pedagogisti era già scoppiato e vide ben presto prendere il soppravvento dei primi sui secondi, tanto da oscurare per mezzo di una coltre di fumo impenetrabile il prezioso contributo del Gonnelli-Cioni.
Il Gonnelli-Cioni per questo doveva già essere preoccupato quando ebbe a scrivere: ” è da augurarsi che o per malinteso amor proprio o per interessi individuali o di casta le scuole per frenastenici italiani non abbiano sino dal loro nascere ad incamminarsi per la via della degenerazione, la quale si renderebbe tanto più palese quanto più le scuole medesime si uniformassero allo Statuto della cosidetta Lega Nazionale per l’educazione dei deficienti, lega che capitanata da medici vorrebbe fossero affidati appunto ai medici persino gli alunni indisciplinati e svogliati delle scuole comuni”.
Ma è certo che non valsero a molto l’impegno dei pedagogisti se da allora per cento anni, purtroppo, l’informazione cui tutti potevano facilmente attingere e cioè enciclopedie e libri specialistici, davano in lettura che il primo istituto per handicappati in Italia era stato eretto a Roma nel 1899 dal neuropsichiatra Sante De Sanctis. Una mistificazione questa che non è certo da attribuire al De Sanctis visto che proprio lui nel 1899 scriveva: “Se nel 1889 taluno avesse assicurato al Gonnelli-Cioni, che la sua iniziativa, allora sorta, di educare fanciulli deficienti non sarebbe stata quasi da alcuno imitata in Italia per lo spazio di un decennio, egli certo non l’avrebbe creduto. Eppure dopo dieci anni, il Gonnelli-Cioni può a giusta ragione vantarsi che il suo primo istituto per frenastenici a Vercurago sia tuttora l’unico in Italia” (sta in Il Rinnovamento scolastico, 5 aprile 1899).
Ma, dopo il de Sanctis (1899), non abbiamo più notizia di tanto riconoscimento e il blackout intorno all’opera del pedagogista Antonio Gonnelli-Cioni e al metodo educativo che proponeva e alla direzione degli istituti che riconosceva ai pedagogisti, è stato totale.
Nell’introduzione al libro “L’idiota” di Séguin (1970) anche il Bollea, nonostante il suo dichiarato intento di filtrare gli studi e i lavori dei predecessori della moderna pedagogia, sfugge, ancora una volta, all’emozione e all’entusiasmo che una lettura della opere del Gonnelli-Cioni avrebbero potuto dargli.
Forse sarebbe stato interessante e di aiuto morale oltre che scientifico per il Gonnelli-Cioni, conoscere ciò che più tardi, in proposito ebbe a dire il Vygotskij (cfr. Vygotskij-Difettologia, Bulzoni, Roma 1986) “Un altro aspetto, anch’esso non meno deludente, per un reale processo di integrazione, è quello di vedere gli addetti ai lavori confermarsi all’opinione comune che l’handicappato è un malato e ritenere perciò che la terapia debba avere nella scuola il diritto di cittadinanza ed essere ritenuta insostituibile impronta a tutto il lavoro educativo; pedagogia quindi patologico-terapeutica che ritiene di risolvere con la “ortopedia psichica” e con la “cultura sensoriale”, in termini rozzamente organici, medici, i problemi pedagogici e psicologici e ogni compito educativo”. Questi pensieri venivano scritti dal Vygotskij nel 1928, perciò oscurati anche questi come quelli del Gonnelli-Cioni, fino ai giorni nostri.

In Rivista Educazione Permanente- Università degli Studi di Siena, 1/1991.

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