ARTE DAL MITO ALLA CONSAPEVOLEZZA

ALBERTO BERMOLEN

MARIA GRAZIA DAL PORTO

Il significato dell’Arte in Pedagogia

L’arte è un’attività dinamica e fortemente unificatrice con un ruolo vitale nella moderna pedagogia. ti sistema educativo tradizionale si occupava del­l’intelletto. La trasformazione pedagogica ha portato ad occuparsi dell’allievo come persona totale. Si coltiva sia la sua intelligenza razionale, sia quella intuitiva.

L’arte è la valvola che regola il rapporto tra emo­zioni e capacità intellettuali. Inoltre è una strada, che attraverso strumenti diversi, entra nel mondo inter­no della persona, affinché questo mondo possa esprimersi.

Le attività espressive artistiche, fanno da ponte tra le potenzialità profonde che l’allievo ha, e il mondo sociale esterno che lo circonda.

L’arte in pedagogia non è un’alternativa di ricerca in esperienze isolate, ma condivide, in un piano di parità con altre tecniche e metodologie, la forma­zione dell’allievo come persona globale.

Uno dei compiti della pedagogia, è quello di assi­curare ad ogni persona, la possibilità di sviluppare ed educare le capacità potenziali, senza privilegia­re solo l’area intellettuale.

L’educazione olistica totale si apre alle differenze e possibilità individuali, le sviluppa e le educa, al servizio del soggetto e della società.

La persona è vista come una unità complessa pie­na di risorse interiori. La pedagogia dispone di stru­menti e metodi che danno uguali possibilità all’in­telligenza, alla ragione, alla sensibilità, ali’emozio­ne, all’intuizione. Un ventaglio di tecniche diverse, in costante interazione e complementarietà, costi­tuisce la solida base dell’educazione olistica.

Avere delle difficoltà di linguaggio verbale o scrit­to, di qualsiasi entità, non significa non avere un lin­guaggio interiore. Aprire i canali a forme alternative di espressione significa acquisire nuove possibilità di comunicazione e di contatto. Il linguaggio tra­scende le possibilità della lingua parlata.

Secondo Herbert Read, l’arte è stata in passato, ed è ancora, uno strumento essenziale per l’ampliamento della coscienza umana. L’espressione arti­stica rende visibile e comunicabile, attraverso il simbolismo, la realtà profonda che abita in noi.

Egli descrive l’attività artistica come una cristallizzazione di forme significative o simboliche che nasce nel regno amorfo del sentimento e si traduce in espressioni concrete. L’antropologia, la filosofia, tutta la psicologia del profondo, la psicopedagogia danno larga conferma alle ricerche di Read.

Cassirer definisce l’uomo come « animale simboli­co ». Ci dice che l’arte, il mito, la religione, la cono­scenza vivono in mondi speciali di immagini, che non solo riflettono ciò che empiricamente ci è stato dato, ma, inoltre, producono il nostro presente e prospettano il nostro futuro.

Nella preistoria prima della parola fu l’immagine, i primi sforzi realizzati dall’uomo sono sforzi pittori­ci, immagini ricavate nella superficie della roccia e delle caverne.

L’arte sorge nell’uomo primitivo negli scarabocchi e nel riconoscimento casuale di segni significativi. L’arte preistorica va intesa come risposta all’istinto di vita manifestato in questo bisogno di seleziona­re ed identificare gli oggetti più prossimi alle sue ne­cessità vitali, attraverso segni significativi.

Il simbolo ha una natura indefinibile e viva. Si di­stingue dal semplice segno, anche se assieme ad esso occupa grandi spazi nell’immaginario. Il segno sta al posto di… per convenzione, è un’astrazione, mobilita l’attività razionale. Il simbolo sta al posto di… per somiglianza, per omogeneità, è un’immagine, mobilita la psiche nella sua totalità. È carico di affettività e dinamismo, possiede uno spontaneo po­tere di risonanza, per questo produce un ampliamento di coscienza e quindi trasformazione profonda. Alle origini il simbolo era un oggetto diviso in due, frammenti di ceramica, di legno, di metallo. Due per­sone ne conservavano una parte ciascuna, (due ospiti, due amici, un debitore e un creditore…). Riac­costando le due parti saranno riconoscibili i legami di ospitalità, amicizia, debito… L’evoluzione del sim­bolismo permette di definirlo come la possibilità di connettere idee e cose, ognuna delle quali spiega l’altra. È un linguaggio particolare, che riflette le real­tà fisiche e spirituali, che si relaziona fondamentalmente coni processi umani più profondi.

Il compito del simbolo è di evocare e riunire men­talmente migliaia di cose allo stesso tempo, dalle più eterogenee alle pio remote. È un linguaggio che riflette le realtà fisiche e metafisiche dell’essere.

Levi Strauss in Antropologia strutturale. dice: « Gli uomini comunicano per mezzo di simboli e se­gni; per l’antropologia, che una conversazione dell’uomo con l’uomo, è simbolo e segno tutto ciò che si afferma come intermediario tra due oggetti ».

I simboli, secondo Mircea Eliade, contribuiscono ad identificare l’uomo con i ritmi della natura, integrandolo in una unità più vasta: la società e l’universo. Secondo Piaget il simbolismo inconscio non è solo patrimonio della vita emotiva ma anche della vita cognitiva.

L’educazione estetica, mettendoci in contatto con i nostri simboli personali ed universali, favorisce un continuo ampliamento di coscienza.

Il nostro Io, in contatto con la realtà esterna, e in comunicazione perenne con le forze collettive arcaiche interiori, rende possibile questo processo. Jung ha constatato che nella psiche di ogni indivi­duo esiste una zona nella quale si trovano accumulati ricordi di fatti essenziali della specie, accaduti fin da quando esiste.

Queste immagini e ricordi primitivi sono registrati co­me engrammi, accumulati geneticamente nell’evo­luzione del plasma germinale, comuni perciò a tutti gli individui della stessa specie. Da qui deriva la so­miglianza di simboli e miti che si trovano in culture sviluppate in regioni diverse.

L’inconscio collettivo o assoluto è lo scrigno che contiene una saggezza infinita, dalla quale sprigio­na l’energia che rende possibile l’espressione e la comunicazione profonda, tra individui della stes­sa specie, anche prescindendo dal linguaggio par­lato.

Gli strati più profondi della nostra psiche si ricolle­gano alla realtà esterna attraverso forme espressive simboliche provenienti dall’inconscio assoluto. L’esperienza artistica è un’esperienza fondamentalmente simbolica, inaccessibile, se si adoperano metodi unicamente verbali.

Il fatto artistico ha influenzato tutte le zone dell’agi­re umano. Parlare di arte è parlare di filosofia, di antropologia, di psicologia, di logica, di semantica, di ecologia, di trascendenza.

Ogni immagine espressiva è una sintesi semplificata e pura delle risonanze che l’esterno e l’interno pro­vocano nella profondità dell’essere.

Bergson dice nel « L’evoluzione creatrice » che l’in­telligenza può afferrare il concetto ma non può af­ferrare la reità nel suo costante divenire. Per fare questo abbiamo bisogno dell’intuizione, che si volge a ciò che diviene, la realtà è mobile, sempre cangiante. Il tempo impedisce che il mondo sia sta­tico, che tutto sia stato fatto in una sola volta. Cosi mentre l’intelligenza opera in modo schematico e concettuale, l’intuizione coglie la realtà nel suo co­stante movimento. L’intuizione penetra la realtà pro­fonda ed estrae da essa, per mezzo di immagini, ciò che i concetti non riescono a rivelarci pienamen­te. La percezione artistica è una percezione intuiti­va della realtà.

Le tecniche di espressione artistica mettono in atto l’intuizione attraverso forme simboliche il cui signifi­cato viene rivelato e confermato dall’analisi formale-intellettiva dell’opera.

Jung definisce l’intuizione come una delle quattro funzioni psicologiche fondamentali, assieme al pen­siero il sentimento la sensazione. La considera la funzione che esplora l’ignoto, che avverte possibi­lità e implicazioni che possono non essere imme­diatamente evidenti. L’intuizione percepisce ciò che è nascosto, pertanto ci permette di percepire i si­gnificati oscuri delle immagini simboliche e le moti­vazioni inconsce.

Il termine intuizione viene dal latino « in-tuire » che può significare osservare considerare o sapere da dentro. E un modo di conoscenza esperienziale ed olistico.

Il pensiero unitivo

La persona si esprime olisticamente quando riesce a stabilire un equilibrio dinamico tra la capacità dei due emisferi cerebrali.

Il nostro cervello interpreta, rielabora, registra, com­pare, invia informazioni alla memoria e le estrae da essa, è capace di sentire amore, rabbia, paura, ha la possibilità di creare. Per funzionare ogni neurone è connesso ad altri diecimila neuroni; ogni zona è connessa alle altre. Attraverso una complessa rete di interconnessioni, il nostro cervello, è capace di integrare ogni tipo di informazione e di dare una ri­sposta adeguata alle esigenze di un ambiente ester­no, così complesso c6me la società umana.

Le ricerche interdisciplinari olistiche ci danno una visione più integrale di questo universo di pensieri, sensazioni, riflessioni ed emozioni, contenuti nel cer­vello umano.

Il neurofisiologo Paul MacLean propone un model­lo di tre strati del cervello umano: il cervello rettile, il cervello paleomammifero e il cervello neomammifero: I tre strati si differenziano nella struttura nel­l’aspetto biochimico, anatomico e funzionale:

fig4

Il nucleo più interno è anche il più antico. Questo suggerisce che l’evoluzione è avvenuta dall’interno all’esterno. Si chiama cervello rettile perché simile, nella scala evolutiva, a quello dei rettili. Dirige 3 nostre funzioni biologiche di base, includendo i ritmi della vita, i battiti del cuore e il respiro. Rappresenta la struttura cerebrale più rigida e arcaica. Attorno al cervello rettile si trova quello paleomammifero o sistema limbico, considerato la sede delle emozioni.

Troviamo poi la corteccia cerebrale, neocorteccia » cervello neomammifero, nel quale si sviluppano un‘intuizione e l’analisi, l’immaginazione e il ragionamento, le capacità artistiche e matematiche e tutto ciò che distingue la nostra specie. Questo cervello, infinitamente flessibile e adattabile alle circostan­ze, in opposizione afta rigidità del cervello rettile. Quando il cervello funziona armoniosamente, i tre livelli agiscono come una unità sinergica, e manife­stano un’ottima collaborazione. Un equilibrio dina­mico fra i due livelli permette alla persona di adoperare gran parte delle sue capacità..

La neocorteccia si divide anatomicamente in due emisferi cerebrali. Esiste una comunicazione continua tra i due emi­sferi, attraverso il corpo calloso, enorme via di fibre nervose che li connette.

L’integrazione dei due emisferi ci permette di ge­stire due modi paralleli di esperienza.

EMISFERO SINISTRO

Connessione con l’autoco-scienza (Io)

Scrittura con la mano destra Emicampo visive destro Sensazioni tattili della metà de­stra del corpo

Olfatto narice sinistra

 

Analisi

Linguaggio

Pensiero analitico razionale Lingue

Analisi dei dettagli

Scienza

Logica

Scrittura

Matematica

EMISFERO DESTRO

Connessione con la coscienza (sé)

Scrittura con la mano sinistra Emicampo visivo sinistro Sensazioni tattili della metà si­nistra del corpo

Olfatto narice destra

Sintesi

Pensiero non verbale Concettualizzazione olistica Apprezzamento musicale Captazione di forme o gestalten

Percezione artistica

Fantasia

Danza pittura scultura Geometria spaziate

La scienza come massimo esponente del pensiero razionale ed analitico, dipende dall’emisfero sinistro legato all’io autocosciente.

La creazione artistica e il pensiero olistico, dipendo­no dall’emisfero destro specializzato nella concettualizzazione non verbale e legato all’lo profondo. Conoscere con tutti e due gli emisferi è più della conoscenza data dalla conoscenza data dalla som­ma delle parti. Occorre armonizzare e modulare le forze opposte del cervello, scoprire la loro comple-mentarietà. L’unione delle due parti crea qualcosa di nuovo.

Pedagogia e Olismo

In passato veniva considerata normale la visione li­neare della realtà, che percepisce il mondo come una molteplicità di oggetti e organismi separati, e che sperimenta la vita come una sequenza di avvenimenti staccati nel tempo. Questa visione è fon­data sul modello della fisica newtoniana. La nuova concezione dell’universo emersa dalla fisica moder­na, le cui basi sono la fisica quantistica e la teoria della relatività, ci porta a considerare la realtà co­me un’unità interdipendente ed interconnessa nel­la quale tutto è in uno stato di continuo mutamento e trasformazione. Il successo della meccanica newtoniana nel ‘700 e nell’800 fece della fisica il proto­tipo di scienza « esatta » misura di tutte le altre. Le scienze sociali hanno risentito,enormemente di que­sto principio, perché sono state considerate le me­no « esatte » di tutte le scienze.

La maggior parte di tutte le teorie scientifiche dell’800 e dell’inizio del ‘900 furono costruite sul mo­dello della fisica newtoniana, anche la sistemazio­ne che Freud dette alle sue scoperte e ricerche subì questa influenza. Il suo contributo fu veramente straordinario, perché, quasi da solo, scoprì l’incon­scio e la sua dinamica, ma dovette farlo rientrare nel modello biomedico dell’epoca.

Per molto tempo le due culture, quella della scien­za fredda e analitica e quelle dell’estetica e dei sen­timenti, hanno funzionato indipendentemente l’una dall’altra, come gli emisferi, sinistro e destro, di una persona con il cervello diviso.

Già Cartesio usò per presentare la conoscenza umana la metafora di un albero. Le radici erano la metafisica, il tronco la fisica e i rami tutte le altre scienze. Così il paradigma Cartesiano-Newtoniano divenne il modello per le altre scienze.

  1. Capra ne « Il punto di svolta », facendo una sin­tesi dell’evoluzione nelle varie scienze, non ci pre­senta più la fisica come un modello per le altre scienze, ma piuttosto una scienza con una cornice, che ha come punto di riferimento la teoria dei sistemi.

Gregory Bateson, uno dei pensatori sistemici più influenti del nostro tempo, contesta i metodi fonda­mentali delle varie scienze e dichiara che in tutti i fenomeni di organizzazione esiste la struttura che connette (« Verso una ecologia della mente » Bateson).

Nel suo studio sull’epistemologia, Bateson sottoli­nea, ripetutamente, il ruolo fondamentale della me­tafora nei mondo vivente, che esprime una somi­glianza strutturale o meglio ancora di organizzazio­ne. In qualsiasi campo egli lavorasse, cercava la metafora della natura, la struttura che connette. La metafora secondo Bateson è la logica su cui è co­struito l’intero mondo vivente. Il pensiero di Bateson, anche se tante volte metaforico, era quello di uno scienziato che aveva un versante fortemente intuitivo che si manifestava nel suo modo di osser­vare la natura.

Bateson sviluppò un concetto di mente radicalmen-te nuovo, che rappresenta un passo veramente im­portante per venire a capo della scissione cartesiana (F. Capra, Verso una nuova saggezza).

La visione della vita che emerge attualmente dalle varie scienze è olistica ed ecologica. Tiene conto della dimensione cosmica nella quale è necessario essere immersi in armonia con il tutto.

In psicologia, la concezione olistica viene anche as­sociata alla psicologia della Gestalt che, in una del­le sue tante ricerche, riscontra che le funzioni della psiche, non possono essere comprese, riducendole ad elementi isolati, così come l’organismo fisico non può essere inteso a pieno, analizzandolo solo nelle sue parti.

La totalità è più delle parti che la compongono, co­sì come una melodia è più delle parti che la costituiscono.

Per una mentalità scientifica tradizionale, che risente dell’influenza della fisica newtoniana, fenomeni co­me quelli rappresentati dalle idee simboliche, co­stituivano un serio motivo di imbarazzo poiché non possono essere formulati in termini puramente in­tellettuali. Il significato dell’espressione simbolica non può essere ridotto ad un sistema meccanico che schematizza l’immaginazione e di conseguen­za la creatività.

Quando tentiamo di capire il simbolo, ci troviamo di fronte, non solo il simbolo in sé, ma la totalità del­l’individuo che lo ha prodotto. L’immaginazione e l’intuizione sono di importanza vitale per la com­prensione dell’« essere » di ogni persona umana. L’uomo moderno, che fino a poco tempo fa ha ba­sato la sua vita sul « razionalismo » si accorge di quanto l’impossibilità che aveva di capire la profon­dità di se stesso lo ha portato ad allontanarsi dalla sua essenza. L’uso puro e semplice delle parole si è allontanato, tante volte, dal suo significato.

La scienza classica, inoltre, ci portava a considera­re gli aspetti qualitativi con regole e strumenti quan­titativi. Come possiamo misurare l’ombra? La fiamma di una candela? Che misura ha la gioia? Quanto profondo è l’amore? Non tutti i processi so­no misurabili con lo stesso metro. Levi Strauss, ri­guardo l’idea di connettere « struttura e misura », avverte che le basi scientifiche delle ricerche strut-turali, sono date da certi sviluppi della matematica moderna, che considerano ampiamente il punto di vista qualitativo. Aggiunge che argomenti, che non richiedono una soluzione metrica, possono ugualmente, essere trattati in modo rigoroso.

La metodologia pedagogica olistica tende ad allen­tare le limitazioni che il pensiero dualistico ha imposto alla natura umana. Bello e brutto, buono e cattivo, profondità e superficie, sano e malato, tro­vano un punto di contatto.

Da Rivista L’insegnante specializzato, 1/92

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