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Bambino vs feto

dicembre 19, 2017
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Feto-30-semanasLa psicopedagogia nipiologica è il titolo di un’opera che ho pubblicato nel 1982, Edizioni Il Cenacolo Firenze proposta alla comunità scientifica con cui ho voluto sostenere quanto fosse necessario mettere fine all’uso di termini che distinguono e classificano la vita di un bambino in quel periodo in cui ancora non esprime parole. In particolare la distinzione dei termini “feto” utilizzato durante il periodo dell’utero-gestazione e “bambino” dal momento della sua espulsione dal canale vaginale, dimentichi che l’estero-gestazione giunge a seguito dell’evoluzione fisiologica e psichica fin dalla vita intrauterina. Quindi bambino vs feto.

La psicopedagogia nipiologica ha voluto così fissare una particolare attenzione all’attività fisiologica e psichica del neonato considerandola come prosecuzione della vita intrauterina e per questo chiede legittimamente, come già avviene in altre culture, che l’età dell’individuo sia calcolata dal momento della fecondazione, tempo in cui realmente ha origine un nuovo essere vivente. Non sfugge infatti che il bambino durante la vita in utero non è un immoto vegetale, né tantomeno un insulso girino, egli è un individuo attivo con modi propri di esprimersi, con linguaggi intensi ricchi di evoluzioni e attore di ben noti processi di maturazione, perfino capace di strutturare una forma comunicativa.
La psicopedagogia nipiologica scopre perciò l’esigenza di schiudere su prospettive segrete e forme mito-poetiche una nuova coscienza della gestazione e del parto e vuole offrire una sensibile risposta in favore del nipio, il bambino che ancora non parla.

Ora, dopo trentacinque anni di inerzia critica, nonostante la Pedagogia Clinica in questi anni abbia fatto eco alla necessità di abolire il termine “feto”, come si legge nel Dizionario di Pedagogia Clinica apparso in seconda edizione nella collana Biblioteca delle Professioni delle Edizioni Scientifiche ISFAR, e nel sito internet: www.dizionariopedagogiaclinica.it, nulla era cambiato e al dibattito nella comunità scientifica si era preferito il silenzio. Per tornare a parlarne si è dovuto attendere la decisione di questi ultimi giorni del presidente degli S.U. Donald John Trump di abolire dal vocabolario della Center for Disease Control and Prevention, la massima autorità sanitaria statunitense, il termine “feto”.  Come viene riportato da tutti gli organi di informazione del mondo il presidente Trump ha proibito, oltre al termine “feto” l’uso di altri lemmi e tale decisione gli ha mosso l’accusa di voler sottomettere la scienza a questioni di opportunità politica. È certo che l’atto di imperio sia da disapprovare, come tutto ciò che viene imposto o proibito, ma si combina che da tempo è stata sentita l’esigenza di aprire un dibattito sul termine “feto”, e questo non aveva ancora appassionato nessuno. Adesso tuttavia ogni persona che si rivolge nella propria formazione a quel bambino non sarà più confusa con periodi e termini di riferimento e quei genitori potranno attribuire al loro bambino, mentre si trova ancora nel liquido amniotico, il nome da essi deciso e attraverso di esso sviluppare tonalità affettive idonee per influire positivamente sulle sue funzioni bio-fisiologiche e psico-emozionali.


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