DOMINANZA LATERALE E LATERALITÀ

GUIDO PESCI

VINCENZO D’AGOSTINO

Alle differenti lateralità sappiamo che viene attribuita, di volta in volta, la responsabilità della presenza dei disturbi dell’apprendimento, del comportamento, delle turbe della motricità, della spazialità, dell’orientamento destra/sinistra, del linguaggio.

Tante responsabilità imputate alla dominanza late­rale e alle diverse lateralità: mancinismo, mancinismo contrariato, ambidestrismo, discordanza di lateralità; non solo, qualcuno ha voluto ascrivere an­che l’esistenza di un nesso tra lateralità e debilità mentale.

Il problema è così ampio che rimane aperto a cu­riosità scientifiche, definizioni e curiosità pragmatiche. Tante domande in attesa di risposta che espri­mono l’opportunità di una discussione e un confron­to, bloccati finora da un criterio dicroico, da una in­terpretazione colorata di imposta verità.

L’origine dei disordini della lateralità convoca a con-tese assai ampie specie fra i fondamentalisti della neurofisiologia, i sostenitori degli imperativi culturali e coloro che vedono il tutto generato dalla compo­nente psichica.

Il mancato avvicinamento fra queste teorie rende impossibile intravedere una soluzione soddisfacente.

Per la neurofisiologia la lateralità è un processo so­lo neurologico al termine del quale il bambino ma­nifesta una preferenza laterale nell’utilizzazione di certi organi simmetrici: mani, piedi, occhi, orecchi. La lateralità è perciò intesa come una funzione di una dominanza emisferica capace di conferire ad uno degli emisferi l’iniziativa della organizzazione dell’atto motorio. I disordini della lateralità si vogliono cosi dettati da lesioni capaci di provocare aprassie ideomotorie, ideatorie, visive e uditive, da una disposizione anatomica e congenita o dipendente dalla maturità cerebrale.

A questo criterio neurofisiologico si aggiungono un criterio di interpretazione innatista, di responsabili­tà al cromosoma 15, di alterazione dei livelli di testosterone (ormone sessuale maschile) nella madre in gravidanza, alterazione derivata da una condizio­ne di stress e capace di favorire una controazione reattiva di maggior sviluppo dell’emisfero destro, uno sviluppo quest’ultimo che altri vogliono vede­re realizzato a causa della posizione del feto in utero. Le ipotesi hanno tutte un loro spazio, alcuni fanno appello alla influenza dell’ereditarietà e all’inciden­za dei fattori costituzionali, altri esaltano la consisten­za dei fattori esogeni e psicosociali e non sono pochi a stabilire che proprio questi fattori hanno una grossa incidenza nella genesi della lateralità.

Quanti attribuiscono la causa della diversa dominanza dai fattori esogeni si richiamano alla madre che accetta o rifiuta, alle imposizioni e alla svalutazione, agli effetti di soffocamento dell’ambiente, ai freni che impediscono al bambino di scoprire le diverse par­ti del suo corpo.

Le ipotesi insistono anche sul ruolo della cultura e in tal senso si fa riferimento, ad esempio, al modo in cui le madri immobilizzano il bambino nel tenerlo in braccio; teorie che portano a considerare la lateralità un derivato della gestualità e delle posture. Altre teorie fanno appello all’organizzazione libidica della lateralità che si vuole decolli e si articoli sul conflitto edipico.

Tanti contributi dottrinari avviati alla comprensione della dominanza laterale e alla lateralità, anche se su posizioni radicalmente disgiunte.

Un dato che conforta e sul quale sono tutti d’ac­cordo è che la dominanza si accresce con l’età e che la omogeneità della mano e dell’occhio tende a divenire sempre più frequente dai 6 ai 14 anni di età e ciò senza il bisogno di un particolare aiuto esterno.

Tratti della evoluzione laterale

È importante notare che le prime manifestazioni del­la lateralità sono presenti fin dalla nascita. Secon­do Gesell già durante la nutrizione al seno, dal riflesso tonico del collo è possibile predire la lateralizzazione nel 75% dei casi, cosi come fin dalle pri­me settimane, allorché il bambino è capace di seguire con l’occhio la sua mano, può essere indi­viduata la prevalenza manuale. Anche per il Tournay la comparsa della prevalenza manuale può essere colta assai precocemente, specie, dice il Tournay, « quando intorno ai 4 mesi il bambino se­gue con gli occhi lo spostamento della sua mano. La prevalenza della mano in particolare si rivela tut­tavia quando il bambino nei mesi successivi inizia la manipolazione e può dimostrare più abilità nel­l’una mano anziché nell’altra ». Per alcuni si tratta comunque di lateralità innata, spontanea, traduzio­ne del potenziale genetico (Berges) che seppure è indizio va tenuta distinta dalla lateralità d’uso. In ef­fetti « a livello di riflessi semplici, la motricità elemen­tare è formata da reazioni immediate e meccani­che.., dove non intervengono che delle differenze di grado. Essa non può dunque guidarci sulla do-minanza motoria (P. Klin-Gebiel, L’écolier gaucher, ESF, pag. 50). Per questo per il Cortay, tra i due e i tre anni la prevalenza manuale rimane da consi­derare fluttuante e la lateralità non sarebbe ancora sfruttata. Secondo Le Boulch, è durante il periodo che succede all’esperienza del « corpo vissuto », a partire da 2 anni di età, al periodo della « discrimi­nazione percettiva » che si elabora nel bambino la dominanza laterale.

Praticamente è difficile poter parlare di una latera-lizzazione manifesta prima dell’età di 4 anni (J. Co­ste) talché si può dire con il Le Boulch, è arbitrario cercare di definire la lateralità di un bambino prima di cinque anni, anche se ai fini preventivi si impone una attenta riflessione sulla presenza di una con­solidata incertezza o ripetuta diversa preferenzialità rispetto alla destra.

Dépistage

Il periodo che va dai 2 ai 6 anni di età è il periodo durante il quale si opera il passaggio da una lateralità fluttuante e non ancora nettamente determi­nata a una lateralità affermata e stabile.

Lo studio della lateralità specie a partire dalla scuola materna, dal momento dell’educazione senso-motoria, è dunque capitale poiché il lavoro di inda­gine permetterà di interrogarsi sul legame esisten­te tra il tipo di lateralità dominante e le difficoltà motorie e prassiche.

Conoscere le incertezze laterali, la frequenza dell’ambidestrismo, la lateralità crociata e sinistra, può sicuramente avviare il bambino in maniera più ac­corta verso i primi apprendimenti scolastici nei quali la lateralità gioca un grande ruolo.

L’indagine scopica dovrà permettere di analizzare con la massima precisione i fattori e i processi in gioco nella fluttuazione della lateralità. Attualmente il bilancio dei disordini e delle incertezze è possibile realizzarlo specie tenendo presenti i suggerimenti di Jadoulle, Bovet, Ozeretskij, Delecato, Harris, Stambak, Zazzo, Galifret-Granjon, Rudinesco, Thyss, Clark, KruskaI-Wallis, Faverge, Planques, Von Riper, Soubirana, Haefuer, ecc.

Il contributo di questi ricercatori, oggi, ci permette di garantire una indagine molto sistematica sui dif­ferenti aspetti della lateralità e le prove che si richia­mano costituiscono un campionario che permette di porre in evidenza gli aspetti più diversi sul carat­tere omogeneo della lateralità e sulle sue eventuali contraddizioni.

Lateralità manuale

Essa può essere studiata attraverso un numero in­finito di attività tra le quali si possono distinguere:

attività uni-manuali

attività bi-manuali

attività fini (dita e polso) attività globali (mettono in gioco le spalle)

attività di manipolazione (prassie) e attività puramente gestuali

attività di esplorazione tactilo-manuale

attività che esigono la messa in gioco dei movimenti differenziati e una forza sostenuta. Tutte queste attività possono essere studiate sia nel­la loro realizzazione effettiva sia nelle prove del « far finta ».

1   Spazzolare e spazzolarsi i denti

2   Arrotolare un filo intorno ad una bobina tenuta alternativamente in una mano, poi nell’altra

3   Infilare un ago

4   Distribuire carte da gioco

5   Mettere delle palline in una bottiglia

6   Accendere un fiammifero

7   Lanciare una palla

8   Raccogliere oggetti

9   Battere con un martello

10 Ritagliare con forbici un cerchio

11 Tapping

— prova di rapidità comparata

— (ese­guire rapidamente una quantità di puntini su di un foglio di carta prima con una mano poi con l’altra)

12)     Espressione grafica comparata, si tratta di scri­vere o disegnare, prima con una mano poi con l’altra:

una linea (Fig. 1)

— una croce (Fig. 2, 3, 4)

un cerchio (Fig. 5)

simboli alfabetici

fig5

13)     Profilo (far disegnare un profilo)

14)     Gesto di attacco (colpire un pallone oscillante)

15)     Abilità comparata (mettere il più rapidamente possibile, con una mano dopo l’altra, le biglie dentro un tubo)

16)     Prova della giostra (il compito del soggetto con­siste nel far girare la giostra)

 

Dominanza oculare

Gli studi sembrano dimostrare che la lateralità ocu­lare è più precoce e meno sottoposta alle influenze sociali rispetto alla lateralità manuale.

La dominanza oculare può essere studiata:

— con delle prove di visione monoculare per defi­nire la scelta preferenziale e con delle prove di visione binoculare per definire l’occhio do­minante

con verifica della visione da lontano e da vicino

— con prove che implicano una partecipazione manuale (coordinazione oculo-manuale)

I problemi sono molto complessi tuttavia è possibi­le avere una risposta sufficiente dall’osservare il sog­getto durante i seguenti giochi:

1) Guardare al microscopio monoculare

2) Guardare con il cannocchiale

3) Guardare attraverso i coni di Miles

4) Guardare attraverso la serratura

5) Prove di mira

6)  Test di Bovet (rappresenta una testa di anitra o di coniglio a seconda che si guardi la figura partendo da sinistra o da destra)

7)  Sighting (guardare attraverso un foro realizza­to in un cartoncino)

8)  Guardare attraverso un cono di plastica (pro­va binoculare per la scelta dell’occhio)

9)  Allineamento (in questa prova può essere uti­lizzato il « direttometro » (Fig. 6).

fig6

10) Prove durante la scrittura

  1. a) – notare se muove la testa mentre scrive (se muove la testa significa che procede a conti­nue correzioni della visuale)
  2. b) – se è destro, durante la scrittura, la sua fac­cia sarà ruotata verso la sua destra
  3. c) – osservare l’angolazione del foglio rispet­to alla angolazione dell’avambraccio e della mano che scrive.

11)     Prove durante la lettura: coprire prima un oc­chio poi l’altro e verificare il numero delle pa­role che il soggetto riesce a leggere con l’uno e con l’altro.

 

Dominanza dell’orecchio

Tale dominanza può essere verificata attraverso le seguenti prove:

1) Portare un orologio all’orecchio

2) Portare all’orecchio una conchiglia

3) Avvicinare l’orecchio ad una porta

4)  Verificare a quale orecchio il soggetto fa scher­mo con la mano alla ricerca del rumore

 

Dominanza del piede

È necessario studiare la dominanza nella doppia funzione delle membra inferiori: quella di appoggio e quella di attività.

1) Tenersi su di un piede

2) Saltare a piede zoppo

3) Calciare una palla

4) Quale gamba avanza per prima all’atto della partenza

5) Battere un piede

6) Battere il tallone come per schiacciare una noce

7) Le shoot spingere con un piede una grande scatola

8) Mettersi i pantaloni (quale gamba infila per prima)

9) Raccogliere con le dita dei piedi piccole biglie

10)     Scendere qualche scalino tenendo gli occhi chiusi (osservare con quale piede cerca lo scalino)

11)     Il grande passo (far finta di saltare un ruscello)

12)     Scrivere con i piedi

 

Dominanza nella rotazione dell’emisoma (motricità assiale) e lateralità posturale

Tale aspetto della lateralità è stato studiato solo in questi ultimi anni. L’ipotesi che esiste una organiz­zazione laterale della postura è stata comunque am-piamente confermata. Le prove per la verifica possono essere:

1) Passare di lato da uno stretto passaggio

2) Spingere una palla con la spalla

3) Girare come una trottola

4)  Stando di spalle al soggetto dare l’ordine di girarsi

Le occasioni per rilevare l’esistenza di una lateralità non sistematicamente destra o non sistematicamente sinistra nell’uso delle mani, del piede, dell’orecchio e dell’occhio, sono molte e se tenute presenti possono essere esaustive per definire il di­sordine in atto in quel momento.

Con questi metodi di esplorazione si potrà trovare conferma che il fenomeno è complesso e non omo­geneo. La complessità della lateralità evoca quindi non già una esplorazione bensì celebra tutte le istan­ze della persona. Questo non è stato molto ben compreso specie da coloro i quali vogliono impor­re al soggetto una monolateralità e lo indirizzano verso questa come l’unico obiettivo da raggiungere (spesso colpevolizzando il soggetto e sottoponendolo a sacrifici esasperati specie se il traguardo stabilito dal terapista non è stato conseguito nei tem­pi voluti). L’addestramento, perché è di addestramento che si parla, è d’obbligo, ad esempio, per il Delacato e tanti altri che come lui sono rimasti orientati all’ ortopedia psichica e alla cultura senso-fiale, nell’ingenua certezza che la psiche può es­sere sviluppata, curata, armonizzata, al di fuori dello sviluppo generale e delle esperienze di comporta­mento sociale. Con questi autori si consolida una terapia che induce al dominio laterale per mezzo di esercizi obbligati in vademecum considerati risolutori, distribuiti nel rispetto di minuti e di scaden­ze determinate. Una terapia attuata con gli espe­dienti dell’immobilizzazione dei settori corporei, dei tappi negli orecchi, degli occhiali neri, delle bende, degli allenamenti palpebrali, del guardare, guarda­re… attraverso un foro…

Coartazione laterale

La coartazione laterale non è condivisa da tutti, altri ritengono di poter raccogliere una specializ­zazione laterale con ostinata insistenza nella ri­petizione di esercizi, utilizzando come esercizi quelli stessi adottati per rilevare il disordine. Ne deriva che se per definire la dominanza della ma­no è stato richiesto al soggetto di infilare le perle, dovrà continuare ad infilare le perle « in modo uti­le per la mano che si intende emendare ». Non sa camminare bene a zoppino con la gamba destra, dovrà camminare a zoppino.., tutti esercizi che, evidentemente sono considerati speciali, forse ca­paci di prodigi, certo considerati idonei a cor­reggere.

Alla violenza dell’ortopedia psichica e della peda­gogia terapeutica si risponde ormai convinti che al soggetto occorre l’opportunità di un rinforzo del­la lateralità ma in piena libertà di scelta, lascian­do che la lateralità si esprima nell’azione e nella spontaneità dell’aggiustamento.

Al soggetto con disordini nella lateralità è neces­sario fare esperienze tese all’individuazione, al­l’uso e all’interiorizzazione delle diverse parti del corpo, per meglio orientarsi verso il proprio sche­ma corporeo e il suo consolidamento.

Le attenzioni in tal caso dovranno essere rivol­te al soggetto perché raggiunga una motricità di espressione e di comunicazione, corroborata da una matrice tonica, una appropriazione della conoscenza e l’uso del proprio corpo nella rela­zione.

Per questo ai giochi di coordinazione dinamica ge­nerale, agli esercizi di manipolazione e di lancio si impone associare le proposte teoriche e prati­che di le Boulch, Vayer, Lapierre, Aucouturier, co­me pure Soubiran, Mazo, Bucher, Binswanger, Hall, Bernard, Alexander, Neill, Rogers…

Tutte indicazioni che avviano ad un colloquio capace di permettere al soggetto di superare il suo stato di autoinsufficienza, di sfiducia in se stes­so, di mutare la sua paura, il suo atteggiamen­to di rifiuto, in desiderio di vivere e di comuni­care.

Da Rivista L’insegnante specializzato, 1/90

ISFAR viale Europa 185/b Firenze, info@isfar-firenze.it, www.isfar-firenze.it

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