Fondatore del Movimento dei Pedagogisti Clinici

Il Movimento dei Pedagogisti Clinici nasce dall’incontro di ortopedagogisti convocati da Guido Pesci il 30 febbraio 1974 presso il Centro Studi Antiemarginazione a Firenze.

Le ragioni del convegno erano già conosciute dai partecipanti poiché da tempo si auspicava di abbandonare il conformarsi ai principi sanitari per garantire un impegno professionale con esclusivi intenti pedagogici.

Guido Pesci, sostenuto dal vivo desiderio di rinnovamento, indica le linee guida di una nuova e alternativa disciplina a cui dà il nome di Pedagoga Clinica e spiega l’accezione di “clinico” come “cura della persona” per mezzo di attenzioni educative, e caratterizza la professione del pedagogista clinico.

Gli orientamenti esposti fin dal primo incontro da Guido Pesci si sono basati su premesse epistemologiche e presupposti teorici e pratici, autorevoli punti di partenza per una specifica identità culturale, scientifica, espressione di onestà professionale. L’alternativa all’ortopedagogia viene indicata nel non voler più effettuare valutazioni per definire le normalità e gli stadi, né procedere alla tipizzazione dei casi, o a un trattamento riabilitativo, liberarsi delle obsolete distinzioni di stadi e fasi, di scale e livelli, dei criteri classificatori, dei profili e dei bilanci, evitare i termini “caso”, “cliente” o “paziente” che si riteneva sostituissero la vera identità della persona, affrancarsi sia dalle sconnessioni come il trattare i sintomi e le sindromi degli “affetti da…”, sia dall’essere irriguardosi nel voler prendere in carico, fare diagnosi e restituzione. Guido Pesci indica anche l’opportunità nel prendere le distanze dagli ortopedagogisti e dal loro uso di check list e di interviste per compilare anamnesi, dal loro adottare i test senza dimostrarne un uso diverso rispetto ad altri professionisti, e dal loro abuso nel dare consigli. A questo si aggiunge la necessità di rigettare l’ortopedagogia per non aver dimostrato ancora, nel 1974, di non aver afferrato la distinzione tra educazione, rieducazione, riabilitazione e terapia.

Su questi presupposti teorici e pratici viene registrata una grande coesione e il movimento prende vita. I pedagogisti clinici iniziano da adesso ad impegnarsi affinché sia evidente la diversa ossatura della pedagogia clinica, intellegibili i suoi costrutti principali e le differenze con le metodologie di altri professionisti.

Il peso della paternità di questa nuova disciplina è dimostrato dallo sforzo di garantire ad essa provate fondamenta epistemologiche e metodi che la sostanziano.

Guido Pesci ha comprovato che le basi scientifiche della pedagogia clinica sono rintracciabili in un lontano passato, nella filosofia, nella teologia, nel diritto e nella medicina, poiché essa rappresentava e rappresenta la sintesi coronatrice di tutte le scienze. Da ciò il compito di recuperare da queste discipline tutti i dati e i risultati delle esperienze pedagogiche per r idefinirle in un conoscere capace di rispondere finalmente con concretezza alle esigenze umane di civiltà e di cultura. Agli approfondimenti epistemologici, la ricerca del Pesci ha unito lo studio, la disamina e la sperimentazione di diversi metodi, tra cui quello intuitivo-pratico-razionale proposto da Antonio Gonnelli-Cioni

e dei significativi risultati delle sperimentazioni di Ernst Meumann, ha accolto le posizioni di Lev Semenovic Vygotskji, il quale inveiva contro chi continuava a scambiare l’integrazione con una concezione puramente aritmetica della insufficienza, contro chi conduceva un’educazione riducendo semplicemente nel numero le proposte didattiche e contro quegli “addetti ai lavori” che si conformavano all’opinione comune che l’handicappato è un malato e di conseguenza intervenivano con una pedagogia patologico-terapeutica che risolvere con “l’ortopedia psichica” e con la “cultura sensoriale” i problemi educativi. Il Pesci assimilava inoltre il concetto dello sviluppo come metamorfosi di Wilhem Stern, la legge della “diga psichica” nella compensazione di Theodor Lipps, le concezioni di Pëtr Jakovlevic Trosin in merito fatto che non c’è nessuna differenza di principio tra bambini normali e anormali e che è errato considerare i bambini deficitari solo in base alla loro “malattia”, il concetto di adattamento, ossia l’importanza per un individuo di adattarsi all’ambiente sociale di John Dewey, e la concezione funzionale che mette l’accento sull’importanza di partire dai bisogni per sollecitare l’attività e di tener conto dello sforzo che il soggetto compie per soddisfare le proprie coesistenti necessità biologiche e sociali di Édouard Claparède. Non sono inoltre sfuggiti a Guido Pesci né il concetto dinamico di Freud del funzionamento della personalità in cui era compresa la tendenza dell’organismo a riequilibrare le tensioni, né “l’identità tra atteggiamenti mentali e atteggiamenti corporei” sottolineata da Wilhelm Reich e i linguaggi corporei di Alexander Lowen.

Lo scopo era di contribuire alla maturazione della pedagogia clinica sulla base di conoscenze e competenze prodromo di fondamenti generali a cui aggiungere il divenire concettuale e con disciplina scientifica riscontrare la validità delle diverse proposte nell’applicazione pratica.

All’analisi delle validità dei metodi non poteva essere sottratto il metodo gestuale di Georges Demeny, che permette di educare ed affinare il gesto attraverso la presa di coscienza della sua morfologia e del suo ritmo dopo aver maturato un’approfondita conoscenza dello schema corporeo e la padronanza del proprio corpo.

Particolare attenzione il Pesci ha rivolto ai metodi di Isadora Duncan, basato sull’esecuzione di gesti naturali, liberi, aggraziati ed eleganti accompagnati dalla musica, di Irène Popard (La Gymnastique Harmonique) che unisce ai suggerimenti di Demeny i movimenti ritmici della Duncan e se ne serve per affinare il senso muscolare, la coordinazione e il controllo motorio, e di Thea Bugnet, che si basa sull’utilizzazione di esercizi ritmici di lateralizzazione, di affinamento dei movimenti delle mani e delle dita, di regolazione del ritmo respiratorio e di rilasciamento muscolare, adatti per una educazione audio-visivo-motrice, che trova la sua indicazione nelle forme di ritardo psicomotorio, di incoordinazione motoria, di instabilità e di ritardi scolastici. Anche i metodi di rilassamento sono stati oggetto di osservazione e valutazione, al pari di quelle rivolti al massaggio, al recupero delle abilità espressivo-elocutorie e degli apprendimenti delle materie curriculari.

Allo studio di questi metodi raccolti tra quelli precedenti la nascita del Movimento dei Pedagogisti Clinici, è seguito quello sui metodi più recenti che hanno obbligato il Pesci a spostarsi in diverse nazioni per verificarne sul posto la sperimentazione, e che hanno preceduto quei metodi che in seguito si sono evoluti per divenire ancora più efficienti ed esclusivi del pedagogista clinico.

Un assiduo impegno condotto con lo scopo di allargare sempre più l’orizzonte culturale, la consapevolezza tecnica e maturare un più netto convincimento nell’atto operativo, caratteristiche che hanno dato al gruppo professionale una specifica identità culturale e scientifica. Il Movimento dei Pedagogisti Clinici è divenuto nel 1997, con atto pubblico, Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici (ANPEC), registrata nella Banca Dati del CNEL, Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.

www.clinicalpedagogy.com

www.isfar-firenze.it

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