GESTALT-DANCE, ARMONIA E COMPLETEZZA

ALBERTO BERMOLEN

 MARIA GRAZIA DAL PORTO

 LUCIA MORETTO

Danza e mito

La danza è il movimento ritmico del corpo (Plato­ne). In tutte le lingue europee il termine dance, danse, danza, tanz.., ha la sua radice in « tan » che in sanscrito significa « tensione ».

Danzare è esprimere con intensità il rapporto con se stessi, con gli altri, predendo parte al movimen­to cosmico.

Assieme alla musica è una delle forme ritualistiche nelle manifestazioni più arcaiche. È manifestazione di aspetti o pensieri tramite il corpo. È stata forse il primo tentativo dell’uomo di organizzare i propri movimenti. Attraverso il corpo l’uomo cercò inoltre di dare un’altra possibilità all’enorme quantità di energia motoria che si ritrovava. È insita nell’esse­re umano, come lo sono il canto e il suono.

In questo ordine ritmico, la danza degli Dei e degli eroi mitici concorre all’organizzazione e alla rego­lazione ciclica del mondo.

Le danze rituali erano un mezzo per ristabilire i rap­porti fra la terra e il cielo. La danza? non è solo l’espressione e la celebrazio­ne della continuità organica dell’uomo con la natu­ra, è anche realizzazione della comunicazione con gli altri.

Nella sua genesi mitica riscontriamo come la dan­ze sorge del lavoro, ritmandolo. Il prototipo della danza cosmica è la danza di Shiva, che iscritta in un cerchio di fiamme, rappresen­tata sia la creazione che la conservazione, sia la destrutturazione che la reintegrazione.

Gli schemi ritmici e le figurazioni, cui il corpo uma­no si sottopone durante la danza, sembrano essere peri primitivi dei modelli di comportamento ancestrali, sacri, mitici.

Adeguarsi a tali modelli significa penetrarne il ge­nuino valore simbolico, coinvolgervi tutto il proprio essere e quindi collocarsi deliberatamente nella sfe­ra del già accaduto al tempo mitico. Alle origini c’e­rano tra i primitivi danze appropriate ad ogni evento: nascite, nozze, attività agricole, terapeutiche…

In tante culture primitive, il modo più diretto di vive­re un mito, consisteva nel danzarlo. Già nella Preistoria danze astratte, danze mimiche e imitative compaiono nei rituali magici.

La danza appare come elemento ordinatore anche nel mondo cinese, dov’è legata alla ritmica dei nu­meri, pacifica gli animali selvaggi, stabilisce l’armo­nia tra cielo e terra. Diceva Confucio, nella Cina del

VI secolo, « Mostratemi come danza un popolo e vi dirò se la sua civiltà è malata o in buona salute ». Simbolo della liberazione dai limiti materiali, la dan­za, può diventare la manifestazione della vita spiri­tuale, come è espresso dalla danza di Davide davanti all’Arca.

In Africa è l’espressione massima dell’arte. Nella danza africana Ritmo Melodia Parola sintetizzano nel corpo umano lo spazio e la durata nella loro ca­pacità di espressione. L’arte della danza era molto sviluppata e varia, come testimoniano tantissimi te­sti di arte plastica. È stato possibile analizzare mol­te figure e ritmi che compongono coreografie di espirazione sia religiosa che pagana.

In Grecia la danza ha origini religiose. Senza per­dere nulla delle sue caratteristiche religiose, alcu­ne di esse erano particolarmente mimiche e liriche. Il popolo accompagnava l’evoluzione dei danzato­ri con gesti appropriati ad esse.

Lo studio antropologico delle danze primitive, per­mette di riassumere due grandi linee spirituali nello sviluppo della danza:

  1. A) una linea pagana e orgiastica (orientamento dionisiaco):

Danze del paleolitico e neolitico,

Danze primitive e australiane e neozelandesi, Danze del Congo, Guinea, Watusi, Pigmei (Africa),

Danze del Vudù,

Baccanali romani

« Bassa danza del medioevo »

Tarantella

Danze brasiliane del carnevale (samba, batuca da macumba, Candomble, ecc.)

Altre danze tropicali derivate dal Jazz (conga, Bossanova, cumbia, ecc.)

Nuovi ritmi popolari (Rock and roll, soul, beat, ecc.).

  1. B) una linea di danza artistica cosciente e lucida (orientamento apollineo):

Danze ritmiche cerimoniali dell’antico Egitto, Danze dell’India, danza di Shiva,

Danze della Birmania, Pakistan, Corea, Indone­sia ecc.

« Alta danza del medioevo »

Danze popolari europee (minuetto, mazurca, valzer ecc.)

Danza classica russa Danze estetiche plastiche. Ecc. ecc.

Questa doppia filiazione della danza orgiastica (Dio-nisiaca), e artistica (Apollinea), separate lungo la sto­ria, trovano una fusione nella danza moderna. Da un punto di vista psicologico, le danze dionisiache, si rapportano all’inconscio, quelle apollinee al­l’io, al rafforzamento dell’identità cosciente. Esiste una terza linea che si rapporta ad ambedue ed è la danza terapeutica:

Danze curative degli sciamani o guaritori, stre­goni, specie dell’Asia, Africa, Amazzonia, Danze terapeutiche egizie, per la fertilità (1500 A.C.)

Danze curative di Delfos

Danze galattogene di alcune tribù africane per far scendere il latte alle mamme,

Danze del ventre del medioriente per tonificare le funzioni della maternità,

Danze di liberazione di tensioni in vari popoli pri­mitivi,

Danze terapeutiche della psicoterapia contem­poranea, Ecc. ecc. Dalla conoscenza sulla corporeità vissuta, che l’an­tropologia, la medicina, l’arte, in successive tappe evolutive, hanno fornito, nasce una vasta metodo­logia del movimento, applicata anche in educazio­ne, che la pedagogia da anni ha incorporato. La Gestalt-Dance può essere adoperata, sia a sco­po terapeutico, che in pedagogia. A questo suo se­condo uso ci riferiamo.

Teoria della tecnica

La Gestalt-Dance sorge come una sintesi da noi ela­borata partendo dai vissuti in psicodramma, Gestalt, espressione corporea, dalla formazione in Psicodanza, compiuta in passato, con il Proti Rolando Toro, dell’università Cattolica di Santiago (Cile), dalle esperienze di danzaterapia, fatte a Sacrofano, in più di dieci anni di conoscenza e collabora­zione, e dal contatto, sebbene indiretto, con la biodinamica emotiva.

La Gestalt-Dance può essere definita come la pos­sibilità di contatto emotivo-sensoriale-estetico, attra­verso movimenti, suggeriti dalla musica, che mirano a una struttura gestaltica, cioè totalizzante. Intervengono componenti percettive, sensazioni cenestesiche diverse, memorizzazione a livello muscolare e cinetico, fattori di attenzione concentrata e di attenzione diffusa elementi di osservazione, di rit­mo e di armonia.

Offre, inoltre, la possibilità di passare dal movimento imitativo all’originalità espressiva personale e di gruppo, con il rapporto figura-sfondo in costante di­namismo.

Il bambino ha l’impulso innato di realizzare movi­menti simili alla danza. Parallelamente questi movi­menti gli danno la possibilità di scaricare le proprie tensioni, rafforzare la capacità spontanea di espressione, di appagare il suo desiderio di comunicare, adoperando il linguaggio essenziale della danza. L’adulto non ha perso né gli impulsi, né la capacità di azione da dispiegare attraverso il movimento espressivo. Di conseguenza la Gestalt-Dance può essere adoperata come strumento pedagogico a tutte le età.

La differenza sta nella gradualità e complessità de­gli esercizi. Vanno dalla scoperta delle possibilità espressive della propria corporeità, allo sviluppo del ritmo e del respiro, a favorire una miglior percezio­ne dello spazio, a coordinare più fluidamente i mo­vimenti, a esprimere quelli proposti, a crearne di propri, a partecipare a coreografie improvvisate di gruppo.

Le differenze pedagogiche sono suggerite dall’età e dalle possibilità evolutive psicogenetiche. La Gestalt-Dance considera fondamentali i principi della psicologia della Gestalt (forma), della Gestalt Theraphy e della danza educativa ed espressiva.

Nell’elaborazione dei conteuti teorici e pratici sono stati sostanziali i principi gestaltici relativi alle per­cezioni esterne, alle percezioni figurative delle « gestalten » (forme) registrate sul corpo, alle per­cezioni del dinamismo, del rapporto individuo am­biente (figura sfondo).

Queste forme possono essere incomplete, insuffi­cienti, bloccate o essere «corazze muscolari » (Reich).

Le forme possono completarsi o sbloccarsi, attra­verso esercizi adeguati. Nel caso di problemi della parola, la forma incom­pleta è il linguaggio (deficit). Possono esserci altre forme incomplete o bloccate (handicap). Tutte pos­sono essere completate, sbloccate o sostituite da altre forme espressive.

Questa, come le altre tecniche suggerite, può es­sere adoperata da sola o in interrelazione con al­tre, dato che la motivazione che porta ad usarle è la stessa.

Nello stato di disaccordo interiore, provocato dall’incompletezza, può affievolirsi la percezione gli stimoli. Occorre instaurare un processo di sensibilizzazione che porti a stimolare ed affrettare l’integrazione, attraverso nuove possibilità creative. La danza è una di queste possibilità che agisce su corpo-mente in libertà.

Crescere, integrare e creare non sono processi se­parati, ma modi diversi di descrivere le possibilità di sviluppo delle capacità potenziali.

Uno degli obiettivi pedagogici della danza è riuni­re il sentire con il pensare ed il sentire con il fare, esprimendoli con il suo proprio linguaggio.

Non è tanto importante fornire modelli da imitare, quanto dare stimoli ed elementi per percepirli, affinché la risposta danzata sia ogni volta di più una risposta che l’allievo da dalla sua individualità ori­ginale.

Negli esercizi non si cerca l’accumulo di forme mo-torie automatizzate, ma la scoperta di strutture espressive sempre più personali, libere ed esenti da autocritica.

Per arrivare all’armonia motoria occorre far scom­parire, gradatamente, le contraddizioni interiori che bloccano il fluire, affinché l’energia possa incorporarsi sempre di più all’esperienza in atto.

La Gestalt-Dance è un linguaggio che propone una sintesi nel rapporto contenuto-forma, con maggior chiarezza di messaggi, in modo che, il simbolismo adoperato, emerga chiaro nello spazio. Occorre per questo un processo di selezione di messaggi e la loro riorganizzazione nella costruzione dell’immagine. Compiere questo processo, porta a mettere in atto il codice della comunicazione artistica, che è rego­lato dalie leggi dell’estetica. Nel caso dell’armonia motoria, come in tutti gli altri, queste leggi non so­no fuori dalla persona, e non richiedono insegna­mento, dato che, le norme culturali che regolano la bellezza, non rimangono mai statiche, e sono par­te costitutiva del suo essere.

La danza fa si che questi codici si manifestino at­traverso uno sviluppo che integra in se stesso i ruoli di emissore e di autosservatore.

La lettura simultanea, a volte preconscia, della pro­pria opera, porta ad un’integrazione più vasta della figura-sfondo (persona-ambiente) in costante scambio dinamico.

È riscontrato che in danza non c’è messaggio chiaro per l’altro se non è chiaro pure per l’emissione. Per elaborare il linguaggio del movimento occorre che risuoni, sempre più intensamente, in chi lo crea. Ciò può avvenire attraverso lo sviluppo di un lo osser­vatore interno: cioè armonizzando il rapporto io-me stesso (io, come credo di essere; io, come gli altri mi vedono; io, come vorrei vedermi; io, come vorrei che gli altri mi vedessero).

Il linguaggio crea un ponte tra emozione e ragio­ne. L’espressività estetica aumenta, quando la razionalità interviene nel processo di gestione del rapporto responsabilità emotiva, e viceversa.

Occorre sempre armonizzare le intenzioni concet­tuali e l’espressione artistica. La pedagogia, quando adopera le tecniche espressive plastiche, tiene sempre conto dei due aspetti, senza sopravvaluta­re l’uno o l’altro.

Il caso più chiaro è costituito dalle danze folkloristiche, nelle quali la danza è influenzata dalla cultura e dalla tradizione, ed essa a sua volta le influenza. L’io osservatore è sempre presente, anche in mi­sura minima, occorre solo allenarlo.

La gestalt-dance non pretende di trovare un lin­guaggio già strutturato, al quale si aggiungono det­tagli della propria personalità, ma riconosce, attra­verso l’espressione, l’identità soggettiva di forma e contenuto, rendendola ogni volta più completa.

Tutte le tecniche espressive artistiche agiscono come elementi induttori di forme-contenuti personali. Hanno lo scopo di sensibilizzare e stimolare le pro­prie ricchezze interiori, senza proporre modelli rigi­di da copiare.

Il concetto Reichiano di « identità funzionale » non va tralasciato in danza educativa, dato che carattere e comportamento muscolare sono sempre in inter-comunicazione. La danza, attraverso specifici eser­cizi, agisce sui centri di energia stagnanti e li attiva in modo piacevole, attraverso giochi di movimento. Il carattere dell’individuo, quale si manifesta nel suo modello tipico di comportamento, si configura an­che a livello somatico, con la forma e il movimento del corpo.

Nella danza educativa i meccanismi di regolazione intraorganica vengono rispettati. Reich dice che lo sblocco di una rigidità corporea segue una legge interiore non completamente chiara, ma che va ri­spettata, come vanno rispettati i ritmi personali di superamento dei blocco. Inoltre gli atteggiamenti di competitività non vanno stimolati.

La danza educativa riconnette il soggetto con l’ar­monia del proprio ritmo interiore. La società industrializzata, con tutti i suoi lati positivi, non ha saputo rispettare l’armonia tra ritmo personale e ritmo eco­logico naturale, con le conseguenti dissociazioni. La dissociazione linguaggio corporeo-linguaggio par­lato è una di queste.

Riallacciate il ritmo interiore con quello ecologico porta di conseguenza a migliorare anche il ritmo so­ciale. La persona recupera la piena coscienza del suo essere un microcosmo, parte integrante del ma­crocosmo. La circolazione dell’energia che fluisce con meno ostacoli, genera un benessere che por­ta a sentirsi, più consapevolmente, parte dell’am­biente, senza rischiare una maggior disarmonia.

Evoluzione delle possibilità di movimento

Il soggetto nella sua evoluzione vive la danza con intensità e coinvolgimento diversi.

Le ricerche di Peter Slade riguardo il movimento mettono in evidenza come, a seconda dell’età, una determinata attività motoria viene privilegiata, e co­me, gradatamente, il soggetto si esprime ogni vol­ta con più padronanza nello spazio.

Il bambino fa i primi movimenti creativi con i piedi e le mani, sono istintivi e rapidi. Più tardi inizia a controllarli, gioisce nello scuotere e girare la testa, nel muovere ritmicamente i piedi e le braccia. È una forma embrionale di sforzo creativo, accompagna­ta da un certo eccitamento. Verso il primo anno so­no visibili i tentativi di movimento ritmico che, quando riescono, rendono il bambino soddisfatto. Con l’avventura dei primi passi e di un certo equili­brio compaiono dei movimenti laterali impulsivi con i piedi, assieme ad una serie di piccoli calci dati con i talloni. Questi impulsi hanno l’effetto di far girare il bambino e sono i primi segni evidenti della figura circolare o ad anello del « girotondo », così impor­tante sia nelle attività infantili, sia nelle società pri-mitive. Il bambino si siede e descrive un cerchio con i suoi piedi mentre gira, questo lo fa anche prima di camminare. Parallelamente disegna pure delle figure « circolari » artistiche con il suo dito indice ba­gnato in saliva o qualsiasi pittura.

William Stern nel 1908 disse che ogni uomo speri­menta se stesso come centro dello spazio che lo circonda, ma che, questo spazio, si conquista pas­so a passo. Nella danza, simbolicamente e letteralmente, lo spazio si conquista passo a passo. Quan­do il bambino inizia a camminare osserviamo, non solo che il suo corpo gira parzialmente su se stes­so, ma che cammina insicuro in un piccolo cerchio e come gira e rigira attorno ad uno stesso spazio, aiutato da piccoli passi di danza. Abbiamo la pri­ma connessione chiara con la danza delle società primitive. Si tratta dello stesso movimento di que­ste danze, che erano accompagnate da battimani. Anche i bambini verso i due anni arricchiscono la danza circolare con il battimani e gesti.

Cadenza e ritmo sono importanti nella vita del bam­bino. Egli compie numerose esperienze nello spa­zio. La ripetizione dei movimenti a cadenza, piano piano diventa ritmo. Si sposta dal punto A al punto B e ritorna ritmicamente. I simboli ricorrenti sono pe­rò il cerchio e la spirale. Mentre corrono o danzano disegnano sempre una spirale.

Poi la spirale diventa cerchio, i bambini, coprendo i vuoti si mantengono equidistanti tra loro. Attraver­so la cadenza e il ritmo facendo spirali e cerchi, il bambino si sente sempre più sicuro dello spazio. Da quel momento, in pittura, in disegno, in dram-matizzazione e in danza userà lo spazio allo stesso modo. Coprirà in maniera simile lo spazio del pavi­mento e quello del foglio.

Verso i 5 anni il movimento è molto più importante perché il bambino intuisce che c’è anche un linguaggio motorio. Impara a descriversi con il mo­vimento. Compaiono le prime forme artistiche inten­zionali.

Dai 7 ai 12 anni ci troviamo di fronte a un periodo di apertura dell’io verso l’esterno, che assume la forma di una condivisione più ampia delle esperien­ze vitali con i compagni. C’è la creazione di grup­po e maggior sensibilità conscia o inconscia riguar­do il posto degli altri nel gruppo. C’è più rispetto dello spazio degli altri anche se a volte inconsape­vole. Quando un bambino lascia libero lo spazio di un altro, ci troviamo di fronte ad una chiara manife­stazione della sua socialità. L’lo continua veloce-mente la sua integrazione nel sociale, la sensorialità è più sviluppata. Con la vista ha più possibilità di osservare e verso i 10 anni si avverte come il bam­bino, con un solo sguardo, coglie lo spazio in pro­fondità. E la prima manifestazione chiara della tridimensionalità. Con il tatto ha un gioire più intenso che con materiali, come stoffe, colori, legno.., con l’u­dito un apprezzamento maggiore nella cadenza e il ritmo. Tutto questo aumenta la sua capacità di concentrazione. Il flusso verso l’interno e l’esterno è importante per lo sviluppo personale. A volte que­sti flussi sono un po’ bloccati. Il bambino, mentre crea, genera un flusso naturale verso l’esterno e, attraverso le esperienze creative comincia ad apri­re un canale per il flusso all’interno. Questo proces­so inizia prima dei 6 anni. L’informazione non può arrivare attraverso un solo canale perché si bloc­cherebbe con facilità. Trai 7 e i 12 anni, la danza si sviluppa in modo straordinario, immaginativo, ora fluido, ora stilizzato, con intesa bellezza di lavoro con le figure disegnate dal ritmo del movimento e delle interazioni del gruppo. L’intuizione nel gruppo non è un’arte magica, ma sorge spontaneamente nel bambino se gli si da la possibilità di risvegliarla. Nella pubertà si può manifestare un certo spirito di competitività legata alla disparità dei cambiamenti evolutivi (l’altezza, la voce, ecc.). Nella prima ado­lescenza può prevalere la paura della critica dei, compagni ma nella piena adolescenza torna a pre­valere il bisogno di comunicare e di creare con i compagni. In questi anni perciò è fondamentale l’e­sperienza in gruppo, perché dal punto di vista socia­le, stimolando con l’apporto personale di ognuno, si può esprimere la collaborazione ed educare co­sì a costruire una società armoniosa attraverso l’in­tegrazione al piccolo gruppo e al gruppo più esteso.

Applicazione pratiche

Il corpo entra in azione stimolato dai ritmi della mu­sica che progressivamente, induce al movimento, all’espressione e all’integrazione nel gruppo. La re­spirazione ritmica (prima funzione autonoma acquisita con la nascita) lo aiuta lungo questo percorso. Il blocco dell’energia limita il respiro, tutti i ritmi au­tentici sono dati dallo spostamento fluido dell’ener­gia. È auspicabile respirare ritmicamente, durante il movimento danzato.

Il suggerimento del tipo di musica è solo indicati­vo. La selezione musicale è personale. È importante che la musica sia stimolante e che la sua struttura abbia una certa affinità con le consegne. In genere non si usa musica con parole, perché possono in­fluenzare i movimenti con il loro significato. Musi­che diverse per lo stesso esercizio potranno portare allo sviluppo di altre possibilità autoespressive. Alcuni degli esercizi sensoriali proposti come riscal­damento introduttivo possono stimolare una dan­za espressiva libera. Si può anche iniziare con i seguenti esercizi integrativi:

 

Musica Jazz (Earl Hines, Louis Amstrong)

1)  Camminare spostandosi nello spazio in modo sinergico seguendo il ritmo della musica;

2)  Aggiungere movimenti creativi personali men­tre si spostano;

3)  Muoversi coni movimenti personali, aggiungen­do ad essi tensione e dinamismo sempre spostandosi;

4)  Creare una coreografia spontanea di gruppo.

 

Musica di tamburi africani o simili.

1)  Muoversi senza uno scopo determinato, affinché il corpo si senta libero…

2)  Portare l’attenzione sul corpo…

Prenderanno contatto con le parti del corpo che vogliono muoversi, permetteranno ad esse di far­lo in modo: agitato, pesante, fluido, snello, stan­co, vivace.., come esse vogliono;

3)  Le parti del corpo che si muovono possono sti-molarne altre. Alcuni movimenti possono cambiare e svilupparsi in altri movimenti.., mentre alcuni movimenti smettono, altri iniziano.., si muovono come desiderano;

4)  Mentre lo fanno è possibile che il loro corpo vo­glia emettere dei suoni e che alcune immagini incomincino ad insinuarsi;

5)  Permettere a dette immagini e suoni di diventa­re parte del movimento…;

6)  Improvvisazione coreografica di gruppo.

Musica molto allegra per esempio la bamba o qual­che marcia gioiosa.

1)  Lasciarsi trascinare dalla musica e creare l’at-modera magica del circo, fare salti capriole, sen-tirsi pagliacci, prestigiatori, giocolieri, animali…;

2)  Creare una dinamica di gruppo.

 

Musica di marcia.

1) Seguire il ritmo della musica in modo sinergico;

2)  Creare dei movimenti dando velocità forza e fluidità;

3)  Creare una dinamica di gruppo.

 

Dalla musica al movimento.

Lo stimolo sonoro è la fonte, il movimento lo rifletterà ricreando l’atmosfera suggerita dalla musica

1)  Atmosfera calma: Bach, Albinoni, Haendel; Atmosfera energica: Alcuni temi di Wagner; Atmosfera assillante: Ravel, Dvorak, Orff, Dan­ze folkloristiche greche;

Atmosfera euforica: Musica afro brasiliana, tucada…

Atmosfera gioisa: Tarantella, valzer tirolese, sam-ba brasiliano, temi medievali come il saltarello, il trotto;

Atmosfera affettiva profonda: Alcuni brani di Stra-vinsky, Brahms, Chaikowsky, Beethoven…

2)  Coreografia improvvisata di gruppo con ogni at­mosfera proposta.

Musica melodica.

Camminare in modo sinergico.

  • Fare dei movimenti a cerchio con le braccia aperte come le pale di un mulino. Tutto il corpo gira su se stesso a destra e a sinistra;
  • Si fanno grandi movimenti aperti di espansione alternati a movimenti di chiusura;
  • Creazione coreografica di gruppo.

Si inizia battendo i piedi con forza ritmicamente. Il corpo si sposta in avanti indietro, gira…

Si siedono in terra in cerchio, si mette una musi­ca tipo « Bolero » di Ravel;

Si alzano e continuano il movimento spontaneo con la musica;

Creano una coreografia spontanea di gruppo.

Musica con ritmo spezzato, musica con ritmo velo­ce, musica fluida.

1)  Muoversi liberamente nello spazio seguendo la prima musica, che suggerisce dei movimenti spezzati, frazionati…

2)  Muoversi seguendo la musica con movimenti veloci;

3)  Movimenti fluidi alla ricerca di immagini di un rit­mo armonioso;

4)  Movimenti liberi e coreografia spontanea di gruppo.

Esercizi di realizzazione creativa

Musica barocca.

Un allievo in piedi, gambe leggermente divaricate,braccia in avanti, separate, mani aperte.

Due allievi, uno davanti ad ogni mano, seguiranno i movimenti di queste come se fossero attratti da una calamita. Si alternano i ruoli. Coreografia spontanea di gruppo.

Musica barocca.

Un allievo di fronte ad un altro, reciprocamente cer­cano di occupare gli spazi vuoti del corpo dell’al­tro con movimenti sempre più coordinati a quelli del compagno.

Musica dei Pink Floid.

Camminare seguendo la musica, creare nello spa­zio dei movimenti con il corpo in tensione, sempre più in tensione. Creare delle immagini di tensione. Coreografia improvvisata di gruppo.

Musica di Astor Piazzola.

Ascoltare la musica, immaginare il proprio corpo co­me una fisarmonica. Muoversi nello spazio con-traendosi ed espandendosi come una fisarmonica che suona.

Coreografia spontanea di gruppo.

Musica « Polvere di stelle » o simile.

La musica porta a movimenti di flessione e fluidità,

compiuti in modo espressivo.

Coreografia di gruppo.

Musica descrittiva.

In un ambiente buio. I faretti rivolti al muro dietro gli allievi, che riflettono la loro ombra danzante sul muro.

Questo da origine ad una composizione espressi­va di gruppo molto suggestiva.

Musica di chitarra classica.

Le due mani giocano tra di loro come se suonassero una chitarra immaginaria…

Le braccia incominciano a muoversi stimolate dalle vibrazioni della chitarra, tutto il corpo vibra stimo­lato dalla chitarra. Il corpo, le mani diventano una chitarra fondendosi in un unica vibrazione danzata. Coreografia spontanea di gruppo.

Musica descrittiva.

Allungare ed espandere il corpo mentre camminano. Nel frattempo scoprire l’attrazione della gravità e come questa forza viene trasmessa ad ogni par­te del corpo. Sentire come tutto il corpo risponde all’attrazione della gravità mentre si muovono. L’in­tensità della gravità si raddoppia e si sentono mol­to pesanti, molto più pesanti. La forza si triplica e ogni movimento richiede un enorme sforzo…

La forza li attrae sempre di più fino a farli cadere. La forza di gravità incomincia ad alleggerirsi, rie­scono ad alzarsi, diventa più debole, i loro corpi si muovono fluidi e leggeri nello spazio, ogni volta più leggeri e più in alto.., fino a sentire di volare… Il cor­po vola, le braccia e le gambe volano in ogni di­rezione.

Coreografia spontanea di gruppo.

In un grande foglio da scenografia, a gruppi da sei, disegneranno liberamente con i pastelli a cera.

Dare un titolo al disegno.

Musica di tamburi africani.

Si cerca di ricreare il rito con il quale i primitivi ringra­ziavano gli Dei per il buon raccolto. Uno degli allie­vi, in centro, sarà il mago, lo sciamano, e darà ori­gine alla danza rituale, il gruppo danza attorno a lui. Il ruolo di sciamano sarà assunto a turno da allievi diversi.

Musica gioiosa.

Tenendo in mano delle strisce di carta crespa co­lorata, danzano in una interrelazione di movimenti e colori. Creano una coreografia improvvisata in gruppo. Successivamente fanno un disegno singolarmente, oppure su un grande foglio disegnando in gruppo.

Musica barocca.

Seduti in cerchio, ad occhi chiusi ascoltare la musi­ca, immaginano un colore che in qualche modo li rappresenta, un colore che sentono, per qualche caratteristica, simile a loro. Quel colore assume forme diverse e si muove nella loro immaginazione… interagisce con altri colori…

Piano piano si alzano, e sentendosi quel colore as­sumono con il loro corpo le sue forme e i suoi movimenti.., danzano quel colore…

Iniziano poi un interazione con altri colori creando così una coreografia improvvisata in gruppo.

Musica barocca.

Gli allievi assumono una posizione chiusa a terra. Si propone loro di sentirsi come un seme nella ter­ra che incomincia a germogliare e crescere.

Seguendo la musica, immaginando di sentire il te­pore del sole, cominciano a germogliare e piano piano crescono.., si muovono come giovane pianta… crescono ancora ed iniziano ad interagire con altre piante… Se hanno dei frutti possono simbolicamente donarli reciprocamente.., continuando ad interagire in una danza di gruppo.

Musica barocca.

A terra, accoccolati, quasi in posizione fetale, cioè protetti dal mondo. Chiudono gli occhi e immagi­nano di essere un bocciolo avvolto in un morbido ma resistente involucro che li protegge…

Impiegando un po’ di tempo a sperimentare la loro vita come bocciolo.., scoprono com’è.., come si sentono.., di quanto spazio dispongono.., che pos­sibilità di movimento hanno…

Piano piano, incominciano ad uscire dall’involucro, aprono gli occhi, e lentamente sbocciano… Cresco­no e diventano fiore.., scoprono di essere assieme ad altri fiori… Iniziano un interazione danzata.

Musica di orchestra d’archi.

Sdraiati in terra, ad occhi chiusi. Sono una fiamma, un fuoco che a poco a poco comincia ad accendersi. Immaginano la sua danza, il suo divenire con­tinuo, la sua luce, le sue forme cangianti, sentono il calore di quella fiamma. Si sentono quella fiam­ma, si muovono come quella fiamma che diventa sempre più grande e più rilucente.., sempre più grande.., interagisce con’altre fiamme, formando un grande fuoco… Danzano una coreografia di lu­ce e colori…

Le fiamme cominciano a separarsi.., il fuoco comin­cia a spegnersi.., diminuisce gradatamente finche l’ultima fiammella scompare e rimangono solo resi­dui incandescenti.

Il gruppo crea una storia, può drammatizzarla e in­fine danzarla.

Il gruppo o l’insegnante propongono una fiaba che sarà danzata in una coreografia improvvisata. Po­tranno poi disegnare individualmente o in gruppo.

Da stimoli sensoriali si può creare una danza (toc­care diversi materiali) oppure odorare profumi diversi, ecc. e danzare liberamente dopo.

Da Rivista L’insegnante specializzato, 3/91

ISFAR viale Europa 185/b Firenze, info@isfar-firenze.it, www.isfar-firenze.it

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