IL PARTO DOLCE

MARCO SPAGNOLI

Nella società in cui viviamo, dove i rappor­ti umani sono schiacciati da un cattivo uso delle tecniche e delle scienze, dove la men­talità di tipo consumistico ci porta a vivere superficialmente, ed in fretta anche quei mo­menti così importanti per il nostro « Esse­re », la preparazione al parto dolce come noi la proponiamo si colloca come un mo­mento importantissimo dell’accoglienza dell’« uomo nuovo » e di una famiglia unita nell’amore per una società migliore.

Tale preparazione si sviluppa verso vari obiettivi che appunto la caratterizzano. La presa di coscienza del proprio corpo, tra­mite esercizi di percezione, viene proposta alla donna in gravidanza

(a partire dal IV° mese in poi), per la consapevolezza delle proprie risorse, per allentare le tensioni psi­chiche e corporee che caratterizzano an­che i problemi posturali della donna (ge­neralmente accentuati in questo periodo). Questo le permette tramite esperienze con­crete di abbassare le difese e vivere più na­turalmente il suo « magico momento ». Con le sicurezze e l’abbandono, aumenta la mo­tivazione della donna a « liberarsi » dei vec­chi schemi e delle paure; quindi a cavalcare la tigre. È anche il gruppo sempre più af­fiatato e disponibile al confronto, l’ambien­te in cui la donna può esprimere le sue paure, che l’educatore dovrà saper conte­nere senza entrare nel merito.

Nella gravidanza il livello delle percezioni della donna aumenta sensibilmente, anche perché le sue attenzioni sono rivolte al feto e quindi all’interno del proprio corpo, met­tendo in gioco quella che Le Boulch chia­ma « funzione di interiorizzazione ». Tramite l’esercizio la donna impara a conoscere la piacevole sensazione del lasciarsi andare. Infatti il parto naturale (o dolce) è governa­to dalla parte del S.N.A. che è destinata al­le funzioni vegetative .e di rigenerazione (parasimpatico).

Quindi nella preparazione al parto, oltre agli esercizi di rilassamento e di percezione del corpo, si usa il training autogeno per scio­gliere le tensioni, permettere un migliore uso delle proprie energie e per riequilibrare il Sistema Vegetativo. Il rilassamento prodotto dal T.A. porta a lasciarsi andare alla calma, alla fiducia nelle proprie possibilità e nella vita. Tutto ciò è particolarmente necessa­rio nella nostra società, dove il nostro Siste­ma Nervoso nella sua complessità viene costantemente stimolato, facendoci vivere in tensione continua. L’organismo tende a mantenere l’omeostasi, quindi il minor livello di tensione e di dispendio energetico. Tale situazione di equilibrio è ricercata anche dell’apparato psichico (Freud). Affinché il cam­biamento dei «vecchi schemi » possa avvenire, bisogna che il « cammino » pro­posto dall’operatore sia realmente vissuto dalla donna, perché ciò possa far parte del­le sue esperienze: l’allenamento permetterà poi il radicarsi di una nuova esperienza, positiva.

È l’emisfero destro del cervello, l’area pre­disposta a tale scambio. È questa la sede interessata allo schema corporeo, alle emo­zioni, alla creatività ed alle funzioni visuo-spaziali. Il sistema limbico-ipotalamico-ipofisario, coadiuvato dalla Formazione Reticolare, è il centro psico-somatico che regola l’attenzione e l’alternanza sonno-veglia. Da­to che queste sono strutture « vecchie » (subcorticali), è possibile entrarci solo in­serendo il concetto di regressione. Tale regressione si deve concepire solo in una ottica di realizzazione attiva del processo di passivizzazione; dove l’attenzione è rivolta all’interno del proprio corpo. Il tipo di atten­zione richiesta nel T.A. è di tipo passivo; es­sa vaga su tutto il campo percettivo in modo discriminante ma senza sforzo. Tale attenzione si dice fluttuante. È la capacità di autosuggestione che permette a chi pratica il T.A. di innescare il meccanismo di rap­presentazione mentale; dove l’immagine si crea nella mente, in base all’integrazione di dati sensoriali (in risposta allo stimolo) con le « schede » di precedenti percezioni. Ciò crea la possibilità di modificare atteggia­menti negativi, favorendo l’incontro con il sé. Il T.A. provoca delle alterazioni psichiche e somatiche per ciò che riguarda: la motricità del corpo, la percezione sensoriale (cal­do e freddo possono essere alterati), la funzione vegetativa (ritmo cardiaco) e l’au­mento della suggestionabilità. La suggestionabilità caratterizza l’infanzia, in quanto il bambino tende ad identificarsi con gli adulti. Questo processo è reso possibile dalla capacità del bambino di assumere degli at­teggiamenti esterni alla sua persona, e ciò si basa sulla suggestione. Essa è collegata all’intelligenza ed alla capacità critica. La ca­pacità di immaginare è una forma di auto-suggestione. Immaginare significa mettere insieme tutti i dati che abbiamo a disposi­zione nella percezione di qualcosa che è dentro di noi, e con tale presa di coscien­za è possibile rappresentarci mentalmente ciò che è chiesto alla nostra immaginazio­ne. Nel T.A. l’operatore competente che favorisce il processo di autosuggestione di chi lo pratica. Ai fini del parto il T.A. si pro­pone alla donna per aiutarla a ricercare il suo equilibrio e la sua capacità di abbandonarsi. Tutto ciò si può verificare solo se le condizioni psicologiche della donna so­no ottimali, in particolare si deve trovare in un ambiente favorevole di fiducia e di amore dove può « lasciare andare » il suo bambi­no. In una situazione così, il parto perde­rebbe l’aspetto chirurgico che ha attual­mente, per diventare una funzione fisiolo­gica privilegiata per l’incontro delle energie positive del cammino dell’uomo nel suo Di­venire.

La natura indubbiamente favorisce il rap­porto madre-figlio, infatti ad esempio, sono gli ormoni del bambino che informano l’ipotalamo materno quando il liquido amniotico scarseggia e che tate liquido è saturo delle sue scorie, quindi è tempo di nasce­re. Dipenderà dal tono dell’utero e dalle sen­sazioni corporee della madre rendere que­sto passaggio (dal mondo acquatico ad un mondo di gravità), traumatico o far sì che questo choc emotivo e fisico del bambino che nasce, ne faccia un « uomo » che guar­da il mondo con fiducia.

Se la madre non venisse disturbata duran­te le ultime fasi del travaglio, e se fosse li­bera di agire secondo i suoi ritmi, tutto sa­rebbe più semplice e naturale. Basti pen­sare al dolore reso spesso acutissimo da una tensione muscolare eccessiva, renden­do poi la spinta sempre meno incisiva ed il pericolo di lacerazioni interne più frequen­te. Per effetto di oxitocina il parasimpatico stimola il rilassamento, e per effetto della paura il simpatico stimola la contrazione. In questa lotta il bambino si trova schiacciato e bloccato in un canale in pericolo di vita. Da qui l’intervento chirurgico tipo l’episiotomia è ormai una consuetudine. Se la pre­parazione nel periodo della gravidanza è stata sufficiente, la donna sarà in grado di lasciarsi andare e poi di attuare i diversi ti­pi di spinta con una buona alternanza di rilassamento dal perineo, punto di incontro delle energie del bambino per « uscire » e della madre per « dare alla luce ».

Al momento della nascita, il bambino vive delle transizioni che possono essere vissute come piacevoli espansioni o come choc catastrofici. Sul piano sensoriale, il bambi­no esce dall’oscurità ed entra in un mondo di luce accecante; il liquido amniotico attutiva i rumori, che ora sono duri ed assordanti. Ha un calo di temperatura di circa 15 gradi (i processi di termoregolazione del cervello sono attivati dalla nascita, ma di­ventano efficienti dopo molte settimane). At­traverso i primi contatti della pelle entrerà in relazione con il nuovo mondo. Leboyer dice che il ventre materno, prima gonfio ed ora cavo, sembra proprio un nido in attesa del suo uccellino, infatti il calore del corpo ed il ritmo del respiro materno sono fonti di rassicurazione per il bambino. Anche a livello circolatorio, e, respiratorio al momento della nascita, assistiamo ad una transizio­ne. Il flusso di sangue verso la placenta si interrompe ed il foro nel cuore si chiude; quindi il sistema vascolare deve essere ricanalizzato. È il primo vagito dei bambino, che espandendo i polmoni, aziona questi cambiamento. Dopo la nascita, il cordone ombelicale continua a pulsare per alcuni mi­nuti, quindi il suo taglio prematuro provo­ca al bambino due choc: quello circolatorio e respiratorio. Leboyer ancora una volta ci ha dimostrato come la natura ha pensato a tutto, e se lasciamo fare, anche questo passaggio lascerà il bimbo piacevolmente sorpreso della sua nuova situazione. Anche il contatto è fondamentale per una buona accoglienza al bambino, e con l’amore la madre, imparerà presto ad interpretare il lin­guaggio con il quale egli esprime i suoi bi­sogni, la soddisfazione ecc…

Nella transizione alimentare, la perfezione della natura ed il legame madre-figlio fan­no ancora da protagonisti. Infatti basti pen­sare che il cordone ombelicale è lungo abbastanza per permettere al bambino ap­pena nato, di essere portato al seno della madre per cominciare subito questo scam­bio sia fisico che emotivo, utile ad entram­bi. Infatti è la prolattina che stimola la pro­duzione di ossitocina, che è necessaria per l’espulsione della placenta e per la contra­zione dell’utero. Inoltre, come ormai è co­munemente noto, il latte materno è un alimento privilegiato e di qualità « insostituibile » per il bambino, dato che è ricco di sostanze non comuni negli altri latti. Tali sostanze sono ad esempio le tranquillissime, gli anticorpi, le endorfine, ECF, l’antitriopsiria, la taurina ecc.., e molte altre sostan­ze che sono ancora da scoprire. Inoltre come afferma il Dr. Braimanti, non sappiamo ancora quali sono le conseguenze, sia a livello affettivo che fisico, di un allattamento artificiale. È evidente come l’allattamento na­turale unisce nuovamente il bambino alla madre e viceversa, dato che anche la don­na ha bisogno di lui per continuare la sua

« nascita di madre »… Come è noto, alla na­scita il bambino si trova ad uno stadio di svi­luppo immaturo, tale da considerare il continuo della maturazione del bimbo nei primi mesi di vita una estero-gestazione, e l’allattamento al seno è un tipo di contatto che inoltre favorisce il legame dell’Unità Biologica madre-figlio e della socializzazione di due esseri umani. L’amore accompagna anche questa parte del cammino dell’uo­mo, e rappresenta per il bimbo l’unica ga­ranzia di sopravvivenza. Oggi le donne che allattano ai seno sono poche, perché sono tarli casi in cui la vita di coppia, la gravi­danza ed il parto seguono la via dell’Amo­re, che in primo luogo è la via del rispetto della totalità dell’altro. La carenza di ciò ca­ratterizza la nostra società, che fatica a vedere e sentire le meraviglie che sono nell’uomo e ciò si esprime tragicamente anche nel non accettare il parto e la maternità co­me l’esperienza più grande della capacità creativa del femminile, svalorizzando la don­na anche con una tecnologia esasperata che la rende impotente e la fa sentire ina­deguata a quello che sta vivendo. Va da sé che anche l’allattamento naturale viene svalorizzato.

La gravidanza può già costituire un perio­do di crisi per la donna. Tali crisi sono do­vute alle modificazioni che avvengono in lei, non solo di tipo ormonale, ma anche a li­vello di schema corporeo. Esso costituisce la base dell’identità di ciascuna persona pertanto racchiude diversi aspetti stretta­mente legati tra loro. Grimberg sostiene che il sentimento di identità è il frutto di una co­stante integrazione tra i tre parametri se­guenti: spaziale, temporale e sociale. La donna in gravidanza rivive un periodo di cri­si di tipo adolescenziale nei confronti di un corpo che sta mutando. Si trova ii proprio spazio interno occupato da un essere da lei generato ma che non è lei. Poi la sua identità si confronta tra la situazione attua­le e l’immagine che ha di sé prima della gra­vidanza; poi tra l’immagine materna che lei si è creata nell’identificazione con la propria madre, e in seguito la, donna regredisce ri­percorrendo il suo cammino fino ad identi­ficarsi con il feto. A questo punto la crisi si presenta come l’occasione per maturare e realizzarsi diventando madre. Se ciò non av­venisse rimarrebbe a uno stato regressivo che minaccia l’integrità della donna, lasciandola in una situazione fallimentare di una realtà che non è riuscita a vivere. La gravi­danza ed il parto sono caratterizzati anche da altre angosce di cui si accorge tutta la famiglia. Un conflitto centrale è quello dell’accettare o rifiutare la maternità. In tale ri­fiuto sono presenti anche dinamiche edipiche irrisolte. La figura materna è il ber­saglio principale durante il conflitto della donna, per quanto riguarda l’occuparne il posto e nell’avere tendenze distruttive nei suoi confronti. Questo genera nella donna dei sensi di colpa che la rendono ancora più fragile. Un’altra angoscia è il timore del figlio, questo essere che cresce dentro di lei e del quale non sa niente, se non che le sue responsabilità stanno crescendo. Man mano che la gravidanza va avanti, an­che nuove paure possono affacciarsi nella psiche delle donna, come la paura di partorire un essere deforme, di morire di parto e di essere brutta agli occhi del marito. Da qui derivano diversi disturbi somatici del tipo: voglie, capricci, insonnia, ipertensio­ne ecc… Nel marito si può verificare cha ab­bia dei risentimenti verso la gravidanza della propria madre, e che sia in rivalità verso il figlio (se si riattiva la sua rivalità nei confronti del padre). Anche i modi di vedere la pro­pria compagna possono diventare contrastanti tra loro. Questi vanno da un rifiuto della donna in seguito alla sensazione che sia imbruttita, ad una iperprotettività sia della moglie che dei feto o ad una sottomissione ai capricci della donna per paura di con­trariarla, e per finire può anche vederla co­me una tiranna.

A metà del settimo mese, il bambino si met­te a testa in giù, all’entrata del canale dei parto e questi movimenti possono creare alla donna una grande crisi di angoscia che si traduce in una contrattura. Questa sen­sazione di svuotamento può degenerare creando un’ansia così grave da determinare un parto prematuro, come tentativo di di­fesa per eliminare la causa dei pericolo. Quindi per una coppia ancora fragile, la gra­vidanza può costituire un momento di crisi per tutti i conflitti che l’inconscio può scate­nare. Di questo indubbiamente ne può ri­sentire anche la sessualità della coppia, dove per la donna una difficoltà sta nel con­ciliare il desiderio di incontro sessuale con il proprio compagno e la nuova realtà di ma­dre. Se la coppia avrà camminato sulla stra­da non sempre facile dell’Amore, sentirà che anche in questa tappa della vita deve rimanere unita. E evidente, che in questo periodo particolare, la presenza dell’uomo per la donna e per il bambino può essere una fonte di sicurezza e di benessere. In una « logica di amore » anche la sessualità è una strada privilegiata dove la coppia può esprimere accettazione, amore, rispetto, contatto… Possiamo specificare, che il rap­porto sessuale durante la gravidanza è in­nocuo, e non ha effetti abortigeni di rilievo; il coito può, in un utero sensibilizzato, ac­celerare le dinamiche dei parto già in atto (per la presenza delle prostglandine nello sperma dell’uomo). Ma ciò nonostante, spesso il ruolo di madre la distacca dal rap­porto di coppia dove lo scambio di amore avviene tra adulti.

Il parto prima che venisse medicalizzato, era gestito dalle donne e la figura maschile do­po la deposizione del seme, aveva un ruo­lo protettivo nei confronti della donna che dava alla luce il suo « bambino ». È nella na­tura, che possiamo trovare un migliore equi­librio della figura maschile, come presenza in risposta all’isolamento ed alla sofferen­za che dominano il parto in questi tempi. Dunque gli spermatozoi fanno il loro ingres­so nel corpo della donna che li accoglie, facendo si che l’ovulo apra le sue barriere permettendo ad uno solo di entrare, per continuare il processo, ormai già iniziato, della creazione di un qualche cosa di nuovo mai esistito prima. Ed è così che anche da questo, l’uomo dovrebbe intuire di en­trare nel femminile non con la forza della violenza, ma della creatività e la donna di aprirsi profondamente all’uomo per la per­dita di un ruolo e di un potere a cui per cultura è tanto attaccata. In questo modo si ritrova un disegno che vede la triade im­pegnata nel progetto della vita. Come può quindi l’amore mancare al momento del parto? La presenza del padre al momen­to del parto, ripropone una figura com­pleta della sessualità della coppia, grazie anche alla quale è stato possibile tutto l’e­vento.

Anche il parto può essere un momento di profonda unione dell’energia dell’amore della coppia unita nella difficoltà e nella me­raviglia di « dare alla luce ». In quelle imma­gini si respira aria di tenerezza, di grande riconciliazione con le leggi della natura e di amore universale. La bellezza di quelle im­magini, è nella grandissima capacità di far sentire l’atmosfera di quando sta per acca­dere qualche cosa di unico, di meraviglio­so, che coinvolge con passione la profon­dità dell’animo.

La loro conquista più grande, è quella di proporre una validissima alternativa al mo­do attuale di partorire, e di proporre l’Amore come il Tutto a cui l’essere umano può con fiducia abbandonarsi.

Da Rivista L’insegnante specializzato, 2-3/95

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