Il tavolo di cristallo nel reflecting

Stare in relazione con una persona che deve essere aiutata a intraprendere un percorso esplorativo, vincere le resistenze, parlare di sé, esporre ogni sua elaborazione e analisi per scoprire progressivamente e confrontarsi con i propri conflitti, i propri impulsi, le proprie difese e motivazioni per la conquista di una personale maturazione e un conseguente equilibrio, richiede una provata capacità professionale qual è quella del reflector. Questi, sostanziato dai principi del metodo Reflecting®, è in grado di esprimerla in ogni occasione di dinamica relazionale, non solo con singole persone, ma con coppie, famiglie, gruppi all’interno di un setting, contribuendo così alla soluzione dei problemi riguardanti i rapporti interpersonali e sociali.

Il reflector si propone di aiutare e facilitare la riflessione e nel perseguire con abilità e disponibilità l’obiettivo, si avvale di ogni segnale comunicazionale tonematico e scenografico-espressivo. Egli, sapendo distinguere le varie funzioni delle singole parole, degli effetti timbrici e ritmici, impiegando consapevolmente e in modo mirato le voci verbali, conoscendo gli effetti delle interiezioni e delle locuzioni, utilizza questi stimoli con sensibilità, come è descritto nel volume “Nulla di troppo” di Alessandra Perri, così come si serve della lingua dello sguardo, del corredo dei segnali facciali, di tutti i medium parlanti, compresi i silenzi e ogni gesto illustratore.

Atti comunicativi a cui si aggiungono gesti orientati in diverse polarizzazioni, che consentono di stimolare i significati di un’idea connessa con l’immagine originaria e che permettono collegamenti culturali, universali o archetipici.

P er questo, secondo una precisa strategia del reflecting e una scelta di principio e di metodo, tra gli arredi del setting, Guido Pesci ha sancito la necessità di un tavolo di cristallo, un cristallo maieutico indispensabile in una relazione vis à vis, per avere l’occasione di inviare e far giungere alla persona segnali informatori e sollecitatori silenziosi. Esso permette di veicolare dialetticamente tutti i codici semiologici, e, oltre alle frasi costruite con le parole, utilizzare quella lingua che si connota con i privilegi del movimento del corpo nello spazio, del gesto, della mimica, particolarmente capaci di esercitare su chi ascolta l’effetto desiderato.

Il tavolo di cristallo, simbolo di alleanza e di amicizia, trasparente, permette al reflector di veicolare con maggiore impressione ogni segnale sollecitatore e farlo giungere alla persona per aiutarla a “volgersi dentro e indietro”, percorrere un passato nel quale può ritrovare i ricordi, vincere ogni pigrizia elaborativa, approfondire, esplorare il proprio mondo, scoprire i conflitti, gli impulsi, le proprie difese e motivazioni, comunicare i risultati delle esplorazioni, facilitare la lettura e l’elaborazione interpretativa delle immagini di sé, conoscere se stessa.

Con un’illuminazione ad hoc che ne esalta ancora di più la trasparenza, il tavolo di cristallo consente al lessico delle espressioni poliritimiche e polidinamiche di trasmettere, propagare e far rifluire gli effetti-segnale fino a renderli efficaci e favorire l’aiuto a far emergere in superficie, dalle spazialità labirintiche del profondo mare interiore, i capolavori dell’anima ripescati, per apprezzarli a quote diverse, esporli e restaurarli.

Il tavolo, dunque, non è più barriera nella relazione, poiché il cristallo ne esalta la fluidità. In siffatto setting trova conforto la disciplina del reflecting e il reflector vi opera con sistemi strategici offrendo la possibilità di sollecitare nell’altro processi di indagine, consci e inconsci, comunicanti il proprio modo di essere, di esprimersi e riferire di sé.

www.reflecting.it

www.isfar-firenze.it

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