Sconfinare le linee canonizzate delle discipline psicologiche e pedagogiche per addentrarci nello studio, nella ricerca e nella messa a punto di prassi metodologiche e tecniche interessanti la crescita del bambino, a partire dalla vita intrauterina, non significa invadere regioni di dominio o sconfinare in altri campi scientifici, si tratta semplicemente di rendere sempre più fertile il proprio spazio e dimostrare come sia utile un rapporto collaborativo, che offra un’intima connessione e correlazione fra vita psichica e fenomeni organici, riconoscendo all’uomo una sua totalità, l’unità microcosmica capace di riunire in sé tutte quelle proprietà che realizzano una meravigliosa sintesi.
Con ciò si vuole anche affermare come « stadi » e « fasi » di sviluppo siano artificiali ed artificiosi congegni che hanno la pretesa di sapere leggere la preparazione graduale della vita dell’uomo, sottraendone nove mesi tra i più significativi perché strettamente legati ai nove mesi di vita della coppia.
La psicopedagogia nipiologica trova perciò necessità di schiudere su prospettive segrete e forme mito-poetiche una nuova coscienza della gestazione e del parto e offrire una sensibile risposta in favore del bambino che ancora non parla.
Si tratta semplicemente di fare proprie certe conoscenze sullo sviluppo maturativo e le sue manifestazioni per guidare atteggiamenti e comportamenti dell’adulto favorenti stimolazioni idonee e necessarie ad una sana crescita del piccolo.
Inizia la vita
Durante la crescita che vede l’embrione prendere forma e svilupparsi attraverso i ben noti processi di maturazione, occorre considerare il bambino non un immoto vegetale né un insulso girino, ma un essere non meno indipendente di un bambino che giace nella culla. Il piccolo alla nascita ha già appreso e vissuto intensamente molti aspetti positivi e negativi e ne ha dato continua prova, perciò non ci possiamo inibire dal denunciare l’esistenza di uno psichismo nel bambino parallelo allo sviluppo bio-fisiologico; uno psichismo di cui è costante la testimonianza, un complesso di manifestazioni che se non possiamo chiamare psichiche, sono tuttavia riconducibili almeno ad una forma di psichismo sia pure virtuale o nebuloso, ma fervido.
Le nostre conoscenze sul bambino in utero oggi sono molte e vanno al di là della testimonianza che la donna gravida poteva offrirci sui movimenti del « feto » e sugli indizi e fenomeni secondari.Nel suo mondo fatto di acqua, un mezzo che soddisfa perfettamente la seconda legge della termodinamica per la costanza della temperatura e della pressione, il soggetto non conduce una vita passiva lasciandosi galleggiare, ma è costantemente stimolato dal liquido amniotico e dagli stimoli esterni e risponde a questi attraverso propri messaggi. Assai presto reagisce ad una stimolazione tattile durante la palpazione o ad una sorgente fredda come la mano o lo stetoscopio; già quando l’embrione è lungo appena due centimetri e mezzo dalla testa al coccige, non ha ancora né occhi né orecchi, e ha un’età di otto settimane, una leggera carezza sul labbro superiore o sulle ali del naso, provoca l’inarcarsi del collo e del tronco per sfuggire alla fonte della stimolazione.
I movimenti di protesta del bambino si hanno anche quali reazioni ad uno stimolo doloroso sin dalle prime settimane. Alle iniezioni che talvolta si rendono necessarie attraverso la parete addominale della madre, reagisce torcendosi, si dibatte, apre la bocca co se volesse gridare e il battito del suo cuore si fa martellante).
Il piccolo vive nell’alternanza di riposo e di veglia in un ambiente che è tutt’altro che buio e silenzioso: ha una certa capacità visiva e le palpebre si aprono e si chiudono; percepisce i suoni provenienti dalla madre come il battito cardiaco o la voce di lei, e quelli che giungono dal mondo esterno, come il rombo dei motori, il fragore delle esplosioni ed i suoni musicali, soprattutto se la madre non è ingrassata eccessivamente nel corso della gravidanza.
I rumori che si originano nell’apparato digerente materno stimolano di continuo l’organo dell’udito del bambino, e quando la gestante ad esempio beve champagne o birra, egli prova una sensazione acustica di alta intensità, rumori di cui avverte la continuità e la variazione.
Ai movimenti quali reazioni alle stimolazioni esterne si sommano movimenti spontanei che manifestano la capacità di organizzazione che il bambino ha nel muovere gli arti colpendo il ventre con pugni e calci, un’attività provvidenziale per il suo armonico sviluppo tonico-muscolare. Le mani si chiudono e dischiudono, il tono muscolare si affina sempre di più.
Anche la bocca in questo arco evolutivo ha una funzione importante, si nota l’acquisizione della capacità di sporgere in fuori le labbra, aprirle e chiuderle facendo seguito ad esperienze del succhiare e deglutire, di aspirare ed espirare. Una esperienza che sarà assai utile nella vita extrauterina. Solo la capacità olfattiva e gustativa, permanendo il bambino nel liquido amniotico, non viene esercitata.
Nell’essere, prima della nascita, sono presenti i riflessi pupillare, corneale, congiuntivale, delle labbra, della lingua, della cute, il riflesso del tendine di Achille, il tricipite, il bicipite, l’addominale, il piantare, ecc., e molti altri affiorano subito dopo la nascita, quasi a dimostrare che la loro complessa formazione era opera del periodo di formazione intrauterina.
Sappiamo anche che sono molte le sostanze chimiche che, grazie alla permeabilizzazione, penetrano nella placenta ed apportano nutrimento, ma al tempo stesso possono penetrarvi molti dei germi delle malattie contratte dalla madre, come ad esempio, rosolia e sifilide. Con la stessa penetrazione placentare possono inoltre essere veicolate le sostanze intossicanti (alcool, nicotina), le sostanze allucinogene (mescalina, LSD, psylocitina), fattori congeniti che possono determinare natimortalità, prematurità, immaturità.
Sull’azione psico-affettiva-emozionale della madre dobbiamo dire, alla luce di nuovi approfondimenti, che quando questa è emotivamente eccitata ed ipertesa, quando una profonda depressione l’angoscia, quando l’ansia ed il timore producono in lei notevoli turbative, i tessuti embrionali del bambino, compreso quello nervoso centrale e neurovegetativo, ne risentono.
Per la comprensione del rapporto madre-bambino durante la gravidanza, risulta molto utile l’analisi della psiche della donna incinta e lo studio dei suoi sogni. I sogni ci mostrano frequentemente come ella si identifica nel nascituro, essendo la rappresentazione onirica spesso modificata secondo le diverse fasi ontogeniche di questo. Di regola, soprattutto all’inizio della gravidanza, il bambino è l’oggetto di tendenze positive della madre che lo accetta e si dona a lui, o di tendenze latenti, ostili, espulsive, parallele alle turbe somatiche frequenti all’inizio della gravidanza (es. vomiti), turbe che sembrano tradurre una protesta psichica della madre contro il bambino, considerato come un nemico che la sfrutta e che possono portare fino all’espulsione reale (aborto).
L’analisi dei vissuti psichici della donna ha permesso di appurare inoltre come gli stati tensivi producono un’eccitazione delle ghiandole surrenali a livello capsulare con incremento della secrezione diffusa di adrenalina e questa genera una vasocostrizione con diminuito rapporto ematico nei tessuti dell’unità simbiotica. Nei momenti di sovraeccitazione aumenta anche la tiroxina nel sangue e ciò provoca un’accelerazione dei battiti cardiaci, oltre ad una eccitazione delle cellule cerebrali sia nell’adulto che nel bambino. Anche le influenze ambientali possono portare, pur godendo la donna buona salute, perfino all’aborto spontaneo, come si è verificato nel caso di una signora che aveva avuto dalla prima gravidanza un figlio affetto da una grave malformazione e che a causa di inviti continui da parte di sua madre a interrompere la gravidanza, non è riuscita effettivamente, a portare a termine né la seconda, né la terza. Significativo è anche il caso di una signora al quarto mese di gravidanza, che accompagnò il marito a farsi estrarre una scheggia di legno da una gamba, un intervento semplicissimo al quale lei, medico, assisté, ma al momento dell’incisione avvertì una profonda sensazione di freddo alla schiena e dovette uscire. Alla nascita, la bambina che aveva in grembo portava nell’identico punto della stessa gamba di cui si è detto, una macchia di colore rosso intenso. Del resto, nell’espressione popolare, «guardalo bene quel bambino così lo fai bello come lui » si impone questo credo, che si ripete anche nell’abitudine di regalare alla gestante foto di bellissimi bambini perché il nascituro possa somigliarli.
Gli effetti negativi sulla psiche del bambino, più noti alla scienza sono quelli dovuti ad una caduta della genitrice in stato interessante: si ricorda di quell’uomo che provava un acuto senso di angoscia ogni qualvolta guidava l’auto, come se si trovasse di fronte ad un pericolo mortale. Si scoprì, a mezzo ipnosi, che mentre era ancora in seno alla madre, questa, viaggiando in autobus, subì un incidente e questo episodio riaffiorava in lui dopo tanti anni. Nell’analisi dei vissuti psichici vi è da aggiungere che alcuni bambini enuretici sono tali perché realizzano ogni notte il ritorno nel luogo caldo e bagnato; così come l’ascolto della musica può favorire nel piccolo spiccate attitudini musicali. In questo arco di tempo possiamo constatare che l’identifica-zione della madre col bambino , può tendere ad una certa introversione, con una vita relativamente passiva, durante la gravidanza in-fatti, ella può in parte distaccarsi dai problemi e dalle preoccupazioni esterne, agevolando così il dialogo col figlio. Per la madre, in tal caso, tutto si svolge come se ritrovasse uno stato conosciuto una volta e a lungo cercato, come se realizzasse un desiderio originale, un’estasi perfetta in unione di due corpi, un’identità tra l’IO e il NON-IO.
Questo periodo di stretta interdipendenza tra la madre e il bambino è vissuto come un’unione perfetta a due che più tardi egli anela a ritrovare, e della quale il bambino ed anche l’adulto conserveranno il segno, il ricordo inconscio, con il desiderio di ritorno in quella unità simbiotica.
Le tonalità affettive che si producono nel piccolo quindi sono moltissime e tutte influiscono sulle funzioni bio-fisio-psichiche del nascituro fino a lasciare segni profondi nella psiche, ricordi prenatali che si riflettono spesso anche nell’attività onirica.
(Pesci, G. (1978),Psicopedagogia nipiologica, Firenze Edizioni Il Cenacolo).
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