Le segnalazioni di soggetti con disturbi di apprendimento, reali o presunti, hanno avuto negli ultimi anni un incremento notevole e, visto che le prestazioni degli allievi in compiti di lettura, scrittura e calcolo si distribuiscono secondo una curva gaussiana in un continuum che va gradualmente da abilità estremamente compromesse ad abilità eccellenti, con tale criterio distanziatore viene sempre più ribadita la linea di demarcazione tra norma e patologia.
La diffusione del numero dei soggetti con disturbi negli apprendimenti è talmente elevata che porta alla formulazione di riflessioni e considerazioni poiché questo “picco” non può certo dipendere esclusivamente dalla maggior attenzione prestata dal sociale nei confronti di questi problemi.
Dai primi anni del nuovo millennio, con una campagna mediatica destabilizzante la scuola, si è creato lo spettro di una percentuale del 15-18% della popolazione con problemi di apprendimento, e poiché l’inadeguatezza sociale non poteva aver registrato in poco tempo una impennata così pregiudizievole, è stata additata la scuola come responsabile, incapace di agire con una didattica idonea e individualizzata corrispondente alle necessità degli allievi più lenti ad apprendere.
Per ovviare a questo traumatico problema sarebbe stato d’obbligo potenziare la scuola fino a renderla capace di promuovere l’autentico sviluppo di ciascun allievo e favorirne il successo scolastico. Per ottenere questo successo sarebbe stato necessario formare adeguatamente gli insegnanti offrendo loro un metodo sistematico di constatazioni e previsioni al fine di raccogliere ogni particolare indispensabile per soddisfare, con misure d’intervento educativo adeguate, ogni necessità dell’allievo. Avremmo dovuto rendere gli insegnanti abili nel condurre una osservazione durante tutto l’iter educativo, capaci di seguirne il processo maturativo dell’allievo e rilevarne ogni abilità e potenzialità, ogni freno e ostacolo al processo educativo e didattico e saper intervenire; insegnanti, pedagogisti con il ruolo di insegnante, capaci di promuovere la didattica con interazioni simpatetiche in risposta ai bisogni individuali di ciascun allievo.
Purtroppo anziché potenziare la scuola di alta professionalità e rinnovato ruolo sociale dell’insegnante, è stata deliberata la Legge 170 che prevede la diagnosi da parte del Servizio Sanitario Nazionale e anteposto al criterio educativo e didattico quello sanitario per identificare gli allievi affetti da disturbi e definirli DIS, senza neppur tener conto che ciascun allievo ha già un proprio nome di battesimo, senza pregiudizio si può dire: quanta sanità e quanta poca pedagogia!
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