In riflessione al proprio ruolo di genitore; “Rammento di aver letto un libro in cui nell’Introduzione si affermava che “Il mestiere di genitore è difficile, oggi come non mai” e gli adulti venivano additati come persone da mettere sotto accusa. Ancora oggi ricordo quanto, nel leggere quelle righe, mi sono sentito cattivo, inadeguato, mortificato. Non sono stati sufficienti a distrarmi dal disagio nemmeno il richiamo e l’incitamento a doversi impegnare “[…] per instaurare condizioni politiche ed economiche grazie alle quali, una volta eliminata l’oppressione di classe, la repressione in tutte le sue forme […]”, la “funzione genitoriale” avrebbe potuto svolgere un ruolo positivo per lo sviluppo e l’arricchimento della personalità. La mortificazione, e il tormento che ne era seguito, si vennero ad aggiungere ad un’angoscia ancora più sconvolgente, sorta al solo impatto con il titolo del volume: Genitori sbagliati. La lettura del contenuto non fu meno violenta. Ai genitori si attribuivano difetti, errori intrinseci nell’esercizio del “mestiere”, e venivano addirittura definiti torturatori morali. Continuando a leggere non si trovava tuttavia alcuna indicazione per uscire dal dedalo di tanta inettitudine. In un altro libro-non ricordo il nome- le figure genitoriali sono indicate come incapaci ad ascoltare, e altre pubblicazioni confermano l’”influenza negativa dei genitori sulla vita dei figli”. La cosa singolare è chetanti fra questi libri riferiscono dei rapporti tra genitori e figli di famiglie statunitensi, situazioni troppo diversa per compararle con la nostra realtà. Ho letto e leggo libri in cui è comune trovarvi suggeriti dei consigli, fissati degli orizzonti e asserite alcune convinzioni dell’autore, implicite verità tramandate a uomo da uomo.
Vengono proposte strategie e tecniche, avallate da cornici teoriche, attraverso cui raggiungere un preciso obiettivo: saper educare facilmente mio figlio. Tutti questi autori intendono farmi credere che un metodo, un qualcosa che si ripete come un rituale, può facilitare il rapporto con i figli, assunto che, credo di poter negare. Suggerimenti su come mettere in pratica skill, abilità, capacità, competenze del buon genitore.
Nella mia vita ho dimostrato di avere una buona disposizione ad apprendere, almeno ciò che trova giustificazione ad essere appreso, ma come si può apprendere dalla lettura il saper creare un’atmosfera propizia alla confidenza, il tornare ad essere obiettivo, sensibile e paziente; ancor più impossibile se viene proposto con un imposizioni (devi) o con l’intento di consigliare, ciò he mi rende ancora più perplesso.
La perplessità che vivo in questo momento mi suggerisce una domanda: chi elabora questi metodi, e si suppone che li debba conoscere in ogni loro aspetto, è riuscito a trovare una soddisfacente modalità di rapporto con i propri figli o il problema è rimasto insoluto? Chissà se la sua ricerca dell’intenzione, del momento, del luogo e dell’approccio giusti, non siano approdati a una costruzione tecnicistica, trascurando troppo quel dinamismo nella relazione che non trova misura in un qualcosa di giusto. Un tecnicismo che può aver risentito di uno stile di counseling che qualcuno ha indicato come simile al gioco del baseball, ma io che non ho mai giocato a baseball con mio figlio, potrei forse non essere un buon genitore, o meglio, un genitore giusto e, comunque, non credo di dover conoscere quel gioco per stare bene con lui.
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