La biografia trova avvio dalla genesi socio-politico-culturale di Guido Pesci che ben si caratterizza per la sua necessità di un rinnovamento rispetto al panorama contemporaneo e successivo al ’68. In quegli anni, in Italia così come in gran parte dell’Europa, si viveva un momento storico in cui le coscienze erano arricchite da movimenti che sostenevano con forza importanti mutamenti contro una società ammantata da mistificanti cortine ed evasivi impegni. È proprio in questo momento costellato da fermenti e contrasti che in Firenze trova espansione un movimento culturale sostenuto da un gruppo di illustri uomini di scienza impegnati nel difendere il valore di una diversa qualità della vita, promotori di costanti lotte condotte con grande fervore e impegno sociale, e di cui Guido Pesci ne faceva parte; avevano la consapevolezza di essere un’élite, un’avanguardia, un sodalizio esposto alla contestazione che in quella Firenze promuoveva l’eco imprescindibile per un rinnovamento politico e culturale. Le componenti del gruppo si dedicavano a tempo pieno per creare nel sociale occasioni di sensibilizzazione e di ‘risveglio’, di formazione di un pensiero da tradurre in azione concreta, impegnate nel caldo delle lotte per una società più giusta e una vita comunitaria più ricca e stimolante, animate da una fucina di valori nuovi ricchi di rispetti riservati alla persona.
Seduti sui muretti dei loggiati della Chiesa della Badia Fiorentina, si incontravano con Giorgio La Pira dopo avere distribuito il pane all’uscita della “messa dei poveri”, oppure con padre Ernesto Balducci e con padre Arnaldo Nesti nella sede della rivista culturale Testimonianze in via della Colonna, così come si arricchivano culturalmente dal confronto con Nicola Pistelli, uomo dal pensiero senza mediazioni, fondatore e direttore della rivista Politica. Pesci, giovane ed entusiasta, ambiva a quel cambiamento da tutti voluto e da tutti promosso anche durante gli incontri sulla terrazza della Comunità S. Michele con Don Mario Lupori da cui nascevano conversazioni sulla lettura della storia passata e presente.
A Firenze il numero di cellule di cultura da dove si propagava l’impegno politico e sociale in quei tempi era ricchissimo, riunite in spazi dove avevano voce le diverse istanze, tradotte nel vivace e talvolta severo dibattito affinché potessero essere affermate nella speranza di vedere coniugati gli ideali in opere e azioni, e concretizzati nei fatti, i valori della solidarietà.
La necessità di rinnovamento era sostenuta con idee simili e contigue nelle linee del pensiero e dell’azione da tanti altri amici e colleghi di Guido Pesci, professionisti laureati in diverse discipline e docenti universitari, giornalisti, tra cui non possono sfuggire nomi come quello di Adriano Milani Comparetti, Giuseppe Talamucci, Giovanni Lombardi, Edo Bonistalli, Anna Pesci con i quali si incontravano in simposi e cenacoli; altrettanto significativi e di particolare coinvolgimento erano gli incontri con Lamberto Borghi che avvenivano nella sua abitazione in Borgo San Iacopo, esponente di rilievo del pensiero laico libertario, illuminato sul pensiero pedagogico di John Dewey di cui ne è stato un gande cultore, dalle sue elaborazioni emergevano interessanti confronti e parallelismi tra il Dewey con l’attivismo pedagogico e il significato di funzionalismo ed educazione funzionale di Edouard Claparède.
Tanti altri sono stati gli incontri suggellati dalla presenza di figure notevoli come Maria Ricciardi Ruocco nella hall dell’hotel Porta Rossa dove alloggiava, con Filippo Maria De Sanctis nell’aula della Facoltà di Magistero e in diverse Case del Popolo; incontri che consolidavano gli intenti di delineare le necessità di una società nuova. Contrari alle guerre spacciate o meno come “azioni di polizia” o con la copertura di operazioni belliche segrete, ma che operavano massacri di civili inermi e disarmati, principalmente anziani, donne, bambini e neonati, Pesci era con loro in ogni azione di protesta.
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