genitori - CopiaHo letto molti libri sulla genitorialità e ogni volta si aggiungono mortificazione e tormento; tutti affermano che il mestiere di genitore è difficile, che i  genitori sono sbagliati (titolo di un libro), incapaci, segnati come persone da mettere sotto accusa e  perfino definiti torturatori morali. In alcuni libri che ho consultato trovo dei questionari in schede e tabelle con quesiti a cui rispondere con crocette che hanno lo scopo di evidenziare la tendenza abituale, dominante o sottodominante della “mia personalità nei rapporti con gli altri” in altri si legge: “siate genitore guida, non un capo”, “siate onesti sul vostro ruolo…”, “siate migliori, agite diversamente”…; quante volte sento dire ai genitori che leggono queste “raccomandazioni”, “io cerco di essere così ma poi non ci riesco…” Queste, fra le tante altre, sono le lamentele che mi giungono e che mi hanno “costretto” ad impegnarmi ancor di più nella ricerca e nella sperimentazione per individuare la metodologia educativa più adatta a tutelare i genitori dalle trame e dalle insidie di chi vuole inoculare nel genitore i germi dell’incapacità, o intrappolarlo nel dedalo dell’inettitudine, o addirittura da chi si propone con dei consigli o che, con imperativi al presente (siate), camuffa dei suggerimenti. Da questo impegno ne è nato un mio volume dal titolo “Il facile mestiere di genitore” per riconoscergli quella possibilità di affrontare il proprio ruolo, seppur aiutato da stimoli capaci di generare la riflessione, di incitarlo e animarlo al punto da consentirgli di vincere gli ostacoli e le contraddizioni, fino a mutarlo in gradini ascendenti su cui muovere verso la scoperta e la conquista di risorse vive di significati affidate ad un opportuno stile relazionale e comunicativo.

In quanto padre della Pedagogia Clinica , disciplina orientata in aiuto alla persona e rivolta alla sua emancipazione, ho voluto offrire ai genitori l’occasione, per mezzo di sollecitazioni idonee alla riflessione proprie del metodo Reflecting®, di generare da se stessi nuove idee, nuove visioni, rendersi partecipi a identificare orientamenti diversi, promozioni a sviluppare e molteplicare le proprie qualità interattive indispensabili al superamento degli ostacoli e scoprire così azioni educative utili ad un valido stare assieme con i propri figli. Sono sollecitazioni alla riflessone che si avvalgono di adeguate strutture linguistiche, di un ricco paralinguismo, di diversi effetti tonematici, di segnali posturali e prossemici, suppliti con coerenza, nelle pagine del volume, da dei disegni realizzati da giovani studenti di una scuola d’arte che, da protagonisti in prima persona dell’essere figli, hanno ben saputo tradurre ogni messaggio. I disegni sono codici informatori alternativi alla parola scritta, adatti ad evitare processi di cristallizzazione del disagio, latori di contenuti espressivi e comunicativi. Con le loro particolari strutture sintattiche e semantiche essi sono capaci di veicolare ogni senso e non senso di una relazione, aiutare ciascuno a conoscersi meglio, capire se stesso, entrare in contatto con le proprie esigenze, rafforzare la propria consapevolezza individuale, saper fronteggiare i rischi e le delusioni esistenziali, sviluppare abilità e disponibilità. Risultano un interessante esemplare veicolo di espressione e di comunicazione, atto a strutturare ampi processi di interesse e perciò di elaborazione, stati d’animo, emozioni, sentimenti, a formulare esperienze interiori, assumere coscienza e promuovere una seria verifica del proprio modo di essere e dei propri comportamenti.

La ricerca e la sperimentazione condotta per trovare una alternativa agli insegnamenti e ai suggerimenti per come saper fare il buon genitore ha dimostrato che l’architettura del disegno, quale espressione delle problematiche emotive del soggetto che con essa si rappresenta, può veicolare articolazioni dinamiche del pensiero e del sentimento e generare grandi sollecitazioni fino a creare chiarezza in modo da permettere al genitore di fare lettura del diario delle insidie e promuovere l’armonia.

Guido Pesci