Newlessia®. Interventi mirati alle risorse

Mentre si impone la necessità di una formazione che trovi basi solide nella sperimentazione, in troppi inseriti in un circuito acritico si rendono responsabili di asservirsi all’aggressività dell’industria dell’educazione, accogliendo prodotti per strategie standardizzate e formulari stereotipati, obbligando ogni persona in difficoltà a seguire percorsi di aiuto con l’utilizzo di schede e di programmi, di esercizi ripetuti, proposti troppo spesso a soggetti seduti a un tavolo, decidendo le loro sorti che, per una ingiustificata ignoranza, piace appellare “dislessici”.
Anziché rivolgersi a un intervento che si integri al desiderio di cambiamento necessario per tutti e ancor più per coloro che chiedono con maggior forza di trovare la chiave per aprire alla trasformazione del “meno” del deficit nel “più” della compensazione, e offrire l’opportunità di scoprire e ritrovare in se stessi le energie e le abilità necessarie da impegnare per conoscere e apprendere, si utilizzano metodi di insegnamento-ammaestramento.
In troppi ancora conformati all’opinione comune che la persona con insufficienti abilità ad apprendere è un malato, innescano una divisione anticipatoria e indiscriminata fra soggetti capaci e incapaci e perciò diversi, un’etichetta classificatoria la cui degradazione sociale più che la difficoltà in se stessa, decide le sorti della loro personalità. Marchiature e barriere che una società civile deve abbattere per lasciare spazio di sviluppo dell’enorme riserva di salute presente in ciascuna persona dichiarata DIS.
Per avere chiarezza sulle necessità della persona che viene definita “dislessica” è necessario raccogliere in maniera sistematica e continuativa informazioni relative allo sviluppo dei quadri di conoscenza e di abilità, conoscere senza la necessità di segnature metriche la persona, senza voler spiegare la realtà umana riconducendo ogni fenomeno a una mera descrizione di abilità e disabilità definite in una classificazione nosografica etichettante per mezzo di esami che si concretizzano in un fiscalismo protocollare su cui stendere punteggi e misurazioni e il conseguente appellativo di “dislessico”. La Newlessia® (Metodo Certificato) sostiene che per ogni persona con difficoltà di lettura, il compito sia quello di osservare, leggere le caratteristiche psicofisiche e lo stile comportamentale, individuare e comprendere l’origine e il valore di ogni manifestazione. Ogni espressione e ogni comunicazione nella traduzione semantica assumono il significato di precisare i rapporti referenziali, i sentimenti e le emozioni connessi ai segni verbali, ai suoni, alle posture, alle distanze, a ogni linguaggio cinesico e paralinguistico, sicuramente diversi dall’imitazione psittacistica rilevata dalla semplice indagine finalizzata ad una rigida valutazione.
Occorre una vigile volontà per venire fuori dalle insoddisfacenti esperienze del passato, sconfiggere il diffuso criterio di definire con termini quantitativi la “dislessia” e intervenire con hardware e software e mute schede “aspirina”. Non possiamo più rivolgersi al “dislessico”, ma alla persona che per propri impacci, improprietà e inadeguatezze manifesta difficoltà nel comunicare verbalmente ad altri i contenuti di un testo scritto. Muovere in aiuto con un’osservazione e una verifica affidata ad un’analisi complessa adatta a far conoscere della persona ogni aspetto, da qui poi la risposta concreta di un intervento mirato alle risorse e non ai disturbi.