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La scuola in cui si opera una pedagogia di qualità deve essere ga­rante della persona, proporsi contro le diagnosi classificato­rie realizzate “in vitro” mediante un rapporto occasionale con l’allievo, e le attestazioni, per lasciare spazio a una osservazione pe­dagogica contributo di conoscenza della realtà dell’allievo in diffi­coltà, nonché fonte di informazioni in merito alle attenzioni da segui­re, dettate dai suoi specifici bisogni.

Tale osservazione, capace di indiriz­zare un intervento preventivo e, nel caso se ne presenti la necessità, un precoce, tempestivo, intervento educativo finalizzato, deve essere pro­mossa dagli insegnanti, sulla base della conoscenza dei rapporti inter­correnti fra i processi di istruzione e di educazione dello sviluppo in­tellettivo-affettivo dei giovani, delle loro possibilità e funzioni in via di formazione. Essa non deve essere affidata all’empirismo, bensì offrire valori comparabili e scelte serie di prassi educative che solo il docen­te, in un rapporto di rispetti e attenzioni nei confronti dei propri allievi, è in grado di chiarire. Questi può farlo senza sottoporre a prove l’allievo, ma osservandolo nei vari momenti-gioco individuali e collettivi, nelle attività di studio e di lavoro proprie dell’ambiente educativo in cui si trova. In tal modo si ha inoltre la possibilità di conoscere l’entità del disagio o delle diffi­coltà del soggetto in relazione al gruppo di appartenenza e si può iden­tificare l’orientamento metodologico più idoneo, nonché assumere un più opportuno atteggiamento educativo.

L’insegnante non ha bisogno di schede o di strumenti di valutazione, poiché non deve valutare ben­sì conoscere il suo allievo e apprendere da lui ogni suo stato di necessità. È ora che si cominci ad insegnare solo dopo aver imparato la lezione. È infatti assolutamente necessario non ignorare che ogni allievo, nonostante comunque le sue difficoltà, comunica e invia all’insegnante elo­quenti messaggi che ha l’obbligo di decodificare: informazioni consce e inconsce, espressioni dell’immagine che egli ha di sé, del modo in cui si perce­pisce e valuta se stesso e tramite le quali cerca di farsi capire. La com­prensione di questi messaggi richiede che si vada a fondo ad ogni fat­to, anche a quelli che possono essere ritenuti troppo modesti o addirittura insignificanti tali da essere presi in considerazione.

Apprendere dall’allievo permette all’insegnante di evitare qua­lunque presupposto clinico-nosografico per individuare immediata­mente, stando con lui, ciò che lo favorisce. In questo sta il grande va­lore di una osservazione pedagogica che può essere condotta dal docente e che, di cer­to, non ha il sapore dell’indagine o della valutazione, ma soprattutto, è lontana dalle categorizzazioni patologiche.

Sappiamo- come afferma il Vygotskij -che le manifestazioni esteriori e il loro aspetto feno­menico non sono identici fra di loro e che è imprescindibile osservare attentamente, andare oltre la superficie, muovere «dallo studio dei sin­tomi all’analisi di ciò che sta dietro ai sintomi, cioè dalla manifestazio­ne esteriore dei fenomeni allo studio della loro essenza interiore. Ma non basta. L’insegnante oltre a definire le cause e le limitazioni provo­cate dalle insufficienze deve tenere conto anche, e in particolare, delle com­plicazioni secondarie prodotte da queste insufficienze, ossia dei rap­porti di collaborazione esistenti all’interno della collettività e di come questi siano garanzia di esperienze sociali. Si tratta di comprendere ogni momento della vita trascorsa dall’allievo, ogni disarmonia di svi­luppo, ogni sua esigenza di essere sociale, dunque di studiarlo atten­tamente.

Questo compito pedagogico del docente è sicuramente difficile, comporta 1’attualizzazione di una metodologia efficace che porti ad una vera cono­scenza scientifica della natura e dello sviluppo del soggetto e permetta di redigere risposte reversibili in esperienze educative e di­dattiche capaci di valorizzare le attitudini individuali e garantire un clima emozionale-affettivo opportuno. Si comprende quindi che la for­mazione dell’insegnante deve essere idonea, dal punto di vi­sta causale-dinamico, a definire le esigenze dell’alunno e a formulare poi i progetti educati­vi utili per procedere a una seria educazione.

Una osservazione pedagogica può considerarsi funzionale alle neces­sità educative solo se indirizza l’insegnante a basare l’istruzione, oltre che sui livelli di sviluppo raggiunti dagli allievi in quel determinato momento, anche sulla zona di sviluppo più prossima. Proprio per questo, l’osservazione dovrà definire la gradualità dell’azione educativa, prescrivere come promuovere lo sviluppo e il potenziamen­to delle strutture e in che modo dare impulso ad una educazione po­sitivamente creativa capace di organizzare una scuola di compensazio­ne e di educazione sociale. Ciò impone di considerare quindi, oltre alle caratteristiche e ai valori negativi dell’allievo, anche l’aspetto positivo della sua persona­lità e i complessi percorsi indiretti del suo sviluppo.